Non dimenticare la storia


Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen;

ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestierte.


Quando i nazisti vennero per i comunisti, io restai in silenzio;
non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici, rimasi in silenzio;
non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti, io non feci sentire la mia voce;
non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei, non protestai;
non ero un ebreo.
Quando vennero per me, non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

(Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller; Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984)



S-21 - Nella prigione di Pol Pot

S-21 - Nella prigione di Pol Pot
S-21; un romanzo storico, una narrazione viva e potente che porta il lettore in una struttura detentiva istituita dal regime degli Khmer Rossi, una prigione da cui pochi sono tornati, seppur segnati nel corpo e nello spirito, vivi.

IL CUSTODE DI TERRA SANTA - un colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa

IL CUSTODE DI TERRA SANTA - un colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa
FESTIVAL FRANCESCANO 2014 - Rimini, piazza Tre Martiri,SABATO 27 SETTEMBRE - ORE 15.00 Presentazione del libro Il Custode di Terra Santa

INDOCINA - Un libro, una saggio, una guida per chi vuole approfondire

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La Disinformazione: le dieci che che non sappiamo (forse) della Corea del Nord

Sul sito web di Focus è apparso un articolo in cui si pretende di spiegare «10 cose che forse non sappiamo sulla Corea del Nord» ( http://www.focus.it/hi-tech/10-cose-che-forse-non-sai-sulla-corea-del-nord )
Dopo una introduzione in cui si afferma che le coreografie umane sono «disegnate per incantare e spaventare», mentre il suo popolo vive «nell'illusione che il resto del mondo sia un posto ancora più brutto» della stessa Corea del Nord, l’articolista inizia il decalogo delle cose che (forse) non sapevamo sul Paese con una notizia a dir poco sorprendente e che dovrebbe illustrare quanto dispotico e crudele sia il governo nordcoreano: «è vietato attraversare il confine nordcoreano con armi…».
Incredibile: andando in Corea del Nord non posso portare il mio AK47, l’Uzi o la mia Beretta? Deve essere davvero una nazione incredibilmente oppressiva quella che non mi permette di varcare il confine con armi. È infatti notorio che nei paesi democratici chiunque si può presentare alla dogana di un aeroporto o di un qualunque confine portando a tracolla il proprio fucile senza essere minimamente “importunato” dalle guardie di frontiera. Ma in Corea del Nord questo non è possibile, così come non è possibile portare sostanze eccitanti, liberamente trasportabili in grande quantità in tutti gli altri paesi del mondo.
Che dire, inoltre, dell’ormai indistruttibile stereotipo di un popolo che vive ignorando completamente ciò che accade all’esterno tanto da vivere nell’illusione che il proprio Paese sia una sorta di paradiso sulla Terra? Eppure i nordcoreani vanno pazzi per le soap opera provenienti dalla Corea del Sud, i cui DVD si possono trovare nei mercatini privati presenti in quasi tutte le città della nazione.

Kim Jong Un scende dall'aereo nell'aeroporto di Samjiyon, nel nord del Paese (foto Rodong Sinmun/EPA)

Gli stessi media governativi hanno da tempo smesso di dipingere la Corea del Sud e il Giappone come nazioni sottosviluppate sapendo benissimo che nell’era di Internet e degli smartphone (circa tre milioni di nordcoreani oggi posseggono un telefonino) le notizie valicano qualunque confine
Infine l’articolista confonde Kim Jong Un (l’attuale leader della Corea del Nord) con Kim Jong Il (il padre) parlando della fobia per l’aereo e la preferenza di viaggiare in treno. Kim Jong Un, da quando è salito al potere, non ha ancora ufficialmente effettuato alcun viaggio all’estero (il primo sarà in Russia in maggio di quest’anno) e comunque ha già usufruito di passaggi aerei durante le sue ispezioni nel Paese, a differenza di suo padre (Kim Jong Il) che nei suoi spostamenti ha sempre preferito prendere il treno.


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La Disinformazione: la bufala della nazionale di calcio Nord coreana in galera con il rischio di pena capitale

L’Associazione “Nessuno tocchi Caino” ha pubblicato il 4 ottobre 2014 un articolo in cui si afferma che tutti i giocatori della nazionale di calcio nordcoreana sarebbero stati incarcerati dopo la sconfitta subita con la Corea del Sud il 2 ottobre (http://www.nessunotocchicaino.it/news/index.php?iddocumento=18308411&srcday=0&srcmonth=0&srcyear=0&mover=)
La stessa associazione attribuisce la notizia nientepopodimeno che al Rodong Sinmun, il giornale ufficiale del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori di Corea.
L’articolo termina citando la fonte da cui la redazione di “Nessuno tocchi Caino” ha copiato pari pari la notizia: il National Report (http://nationalreport.net/north-korean-soccer-team-detained-scheduled-execution-loss-south-korea/) che nella pagina del sito, accanto al nome della testata, afferma di essere “La fonte di notizie indipendenti numero 1 in America” (“America’s #1 Independent News Source”) (www.nationalreport.net).
Lo stesso articolo viene riportato anche da una fonte più autorevole: Nuova Agenzia Radicale (http://www.agenziaradicale.com/index.php/diritti-e-liberta/3004-corea-del-nord-nazionale-di-calcio-in-galera-rischia-pena-capitale-dopo-la-sconfitta-con-la-corea-del-sud) la quale inizia subito citando il Rodong Sinmun come fonte primaria, evidenziando in grassetto quelle che, secondo l’articolista dell’agenzia, sarebbero le notizie più importanti: i giocatori dopo la partita sarebbero stati immediatamente “stati trasferiti in una prigione di massima sicurezza”, che l’esecuzione capitale dei giocatori “è stata pienamente sostenuta” dalla redazione stessa del Rodong Sinmun e che Kim Jong Un “intendeva giustiziare in pubblico” i calciatori nordcoreani.
Dulcis in fundo si cita ancora un’ipotetica indagine compiuta dalla FIFA nel 2010 sulla sorte del giocatori della nazionale nordcoreana i quali “erano stato gravemente torturati dopo aver perso tutte e tre le partite della Coppa del Mondo”.
Siamo ancora alla solita disinformazione.
Se le redazioni di “Nessuno tocchi Caino” e di “Nuova Agenzia Radicale” avessero, come avrebbero dovuto fare, controllato meglio la fonte da cui traevano l’articolo, si sarebbero accorte in pochi istanti che National Report è un giornale satirico, che riporta notizie volutamente false e ironicamente esagerate, non solo sulla Corea del Nord, ma anche su argomenti più disparati.  Restando nel campo della Corea del Nord, sul giornale si legge che “Il leader nord coreano Kim Jong Un sarebbe stato rapito dall’ISIS” o che “Kim Jong Un ha obbligato i nordcoreano ad accorciarsi il pene”.
Ma, anche senza fare tanta fatica di spulciare gli articoli del sito, la notizia avrebbe dovuto già sollecitare i dubbi delle redazioni italiane per il solo fatto che si afferma che la partita di calcio tra le due Coree sarebbe stata disputata in casa (notizia riportata da entrambe i siti senza, evidentemente, verificare l’attendibilità). Oltretutto si afferma che la nazionale di calcio nordcoreana sarebbe stata scortata “fino a un bus in attesa, con il quale sarebbero poi trasferiti in una prigione di massima sicurezza” (grassetto del testo originale di “Nuova Agenzia Radicale”, ma la stessa frase è stata riportata da “Nessuno tocchi Caino”.
In realtà la partita, finale dei Giochi Asiatici 2014, si è svolta non a Pyongyang, ma allo stadio Munhak di Incheon, in Sud Corea. Impossibile, dunque che i giocatori siano stati trasferiti direttamente dallo statio ad una prigione di massima sicurezza nordcoreana. A meno che sia stata una prigione sudcoreana. Ma a questo punto, immaginiamo che il governo di Pyongyang avrebbe colto immediatamente l’occasione per denunciare alla comunità internazionale l’accaduto. Cosa che non ha fatto. Almeno sino a quando ai redattori di National Report non verrà l’idea di scrivere un articolo su questo argomento.

Siamo sicuri che troverebbero altre redazioni (speriamo non le stesse coinvolte in questa occasione) pronte a riportare la notizia sui loro siti. 

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La Disinformazione: la Corea del Nord di Federico Rampini

La Repubblica ha pubblicato un divertente articolo di Federico Rampini (http://viaggi.repubblica.it/articolo/corea-del-nord-ecco-i-turisti/230494?ref=HRLV-19) in cui descrive un viaggio da lui compiuto nel 2007 dicendo di aver visto «I mega-monumenti alla gloria dei tre monarchi del regime (i tre Kim che si sono succeduti dinasticamente), di dimensioni tali che potrebbero essere visibili dalla luna».
È alquanto singolare che Rampini abbia potuto vedere, già nel 2007, quattro anni prima della morte di Kim Jong Il, ben tre mega-monumenti che ritraggono i leader nordcoreani.
Nel 2007, all’epoca del viaggio del nostro inviato, sulla collina Mansudae c’era solo una statua, quella di Kim Il Sung. La seconda statua, quella di Kim Jong Il, è stata aggiunta solo nel 2012, cinque anni dopo la visita di Rampini, mentre ancora oggi non c’è alcuna mega-monumento dedicato a Kim Jong Un, l’attuale leader del Paese.
Rampini dovrebbe, inoltre, attenersi un po’ meno alle leggende metropolitane e un po’ più alla scienza (una sbirciatina al sito NASA non farebbe male ogni tanto) quando afferma che le statue possono essere viste dalla Luna.
Neppure la Muraglia Cinese può essere scorta dal nostro satellite, figuriamoci statue, per di più non ancora costruite… http://www.nasa.gov/vision/space/workinginspace/great_wall.html.
Suggestiva l’immagine del contadino “patriota” che rincorre il prode inviato speciale di La Repubblica con il forcone per difendere la patria da un’ipotetica avanguardia di attacco statunitense. La «paranoia diffusa per la propaganda martellante sull'aggressione imminente da parte della Corea del Sud e del suo alleato americano» è scomparsa da anni in Corea del Nord. Gli organi di informazione statali, consci che quasi tutte le famiglia nordcoreane posseggono, seppur clandestinamente, una radio che può captare programmi cinesi, hanno praticamente smesso di descrivere il Paese confinante come una nazione affamata e sottosviluppata. E, a meno che la CCTV (la televisione cinese) e le radio cinesi non abbiano creato un apposito canale dedicato esclusivamente a diffondere notizie per i nordcoreani, la maggior parte dei cittadini del Nord sa come si vive in Corea del Sud. I DVD delle soap opera sudcoreane, in vendita nei mercatini privati ormai presenti in quasi tutti i distretti, spopolano e la sera tengono i nordcoreani incollati agli schermi dei televisori di importazione cinese.
I sessantamila nordcoreani che lavorano a stretto contatto con dirigenti sudcoreani nel centinaio di ditte di Seoul che hanno fabbriche al Nord, non possono evitare di condividere opinioni e immagini con i loro colleghi del Sud.
Infine, quello che Rampini definisce «improvviso benvenuto agli stranieri» parlando del boom turistico, è un fenomeno in atto già dal 2010. Le agenzie di viaggio che organizzano viaggi in Corea del Nord sono decine, tra cui alcune anche in Europa e nella stessa Italia.
Rampini ci aveva già dimostrato la sua giornalistica preveggenza grazie ai reportage dal Myanmar, con analisi superficiali tutte rivolte a lodare acriticamente Aung San Suu Kyi e la Lega per la Democrazia, oggi entrambe in grave crisi per la scarsa capacità politica della prima e la corruzione che ha infettato la seconda.
Ora, visto che gli astroarticoli sul Paese del Sud Est Asiatico del sagace inviato speciale si sono dimostrati poco professionali, ci riprova con la Corea del Nord.

Con scarsi risultati anche qui, a quanto pare.

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La Disinformazione: la foto della bambina islamica terrorizzata costretta a sposarsi a sette anni

Il sito The Muslim Issue ha pubblicato la foto di un militante ISIS in Siria che, secondo l'articolo, starebbe per sposare una bambina di sette anni terrorizzata per il matrimonio (http://themuslimissue.wordpress.com/2014/08/03/isis-militant-announces-his-marriage-to-terrified-7-year-old-in-occupied-city-syria/).


La foto pubblicata da The Muslim Issue falsificandone completamente il contesto


La redazione (nota per la sua poca attendibilità e aver già pubblicato notizie su brutalità commesse da musulmani poi rivelatisi false), afferma di aver acquisito la foto da Twitter. Naturalmente, se si fosse presa la briga di controllare la fonte primaria avrebbe evitato di scrivere l'ennesimo articolo bufala che, comunque, è già stato ripreso (senza opportune verifiche) da altre testate e muri di Facebook.

Pur senza opportuni controlli, l'articolista si sbizzarrisce in una serie di vertiginose affermazioni riguardanti la fotografia descrivendo addirittura la bambina nell'atto di "She’d first be forced to recite the Quran to convert to make the pedo-marriage halal according to Sharia law." (Prima del matrimonio è costretta a recitare il Corano per poter concludere il pedo-matrimonio halal secondo la legge della Sharia).

In realtà il filmato (che tra l'altro risale al 2013) mostra la bambina in questione che, dopo aver recitato alcuni versi del Corano, scoppia in lacrime e viene consolata da Abu Waqas, membro tunisino dell'ISIS come si evince dal video originale al sito
http://www.youtube.com/watch?v=JJEPB9hJmQc#t=200 che un giornalista avrebbe dovuto vedere prima di scrivere l'articolo.

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La Disinformazione: la foto di Mujica in fila all'ospedale (che non è un ospedale)

Circola da tempo la foto di José “Pepe” Mujica seduto in una stanza assieme ad altre persone. La didascalia che accompagna l’illustrazione spiega che il Presidente dell'Uruguay, José Mujica aspetterebbe in fila in un ospedale pubblico come tutti gli altri comuni cittadini.

Pepe Mujica mentre attende di entrare nella sala del giuramento del ministro dell'Economia (foto Matilde Campadonico)

Giornali (anche nazionali, tra cui Il Fatto Quotidiano,  e qui dovremmo chiederci dove sta l’etica del giornalismo nostrano) hanno scritto articoli sulla foto. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/26/jose-mujica-uruguay-brasile/1039649/#foto-mujica-e-la-nazionale-uruguay http://terrarealtime.blogspot.it/2014/06/il-presidente-delluruguay-jose-mujica.html

In realtà la foto è reale, la didascalia una bufala.
E’ stata, infatti scattata nel dicembre 2013 dalla fotografa uruguayana Matilde Campadonico in occasione del giuramento del ministro dell’Economia Mario Bergara e, assieme ad altre immagini dello stesso servizio, ha fatto scalpore perché il presidente calzava i sandali ai piedi.
In un articolo del 31 dicembre 2013 scritto da Mario Vargas Llosa per il sito web brasiliano Paginadoenock, in cui lo scrittore elogia The Economist per aver dichiarato l’Uruguay “paese dell’anno”, viene pubblicata la foto in questione con la didascalia: “Pepe Mujica, de sandálias, na posse do ministro da Economia” (http://paginadoenock.com.br/mario-vargas-llosa-se-rende-ao-governo-de-esquerda-de-pepe-mujica-foi-muito-feliz-a-revista-the-economist-ao-declarar-o-uruguai-o-pais-do-ano-e-qualificar-como-admiraveis-as-duas-reformas-liber/).

La stessa foto era stata pubblicata qualche giorno prima (26 dicembre 2013) sul sito peruviano Lamula (https://redaccion.lamula.pe/2013/12/26/mujica-arremete-nuevamente-contra-el-protocolo/paulocp/).
II testo redazionale spiega che “il presidente urugayano ha assistito al giuramento del nuovo ministro dell’Economia calzando dei sandali.


Nella fotografia della pagina web si nota, sul lato superiore destro, una telecamera di una troupe televisiva che sta aspettando ad entrare nella sala del giuramento.

Prima di pubblicare la foto scrivendo su di essa righe e righe di panegirici, sarebbe bastato osservarla più attentamente e, da buon giornalista, risalire alla fonte primaria.

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La Disinformazione: la bufala della foto delle bambine islamiche incatenate per costringerle al matrimonio e la dichiarazione del Council of Islamic Ideology sulla necessità di sterminare le donne

Sulla pagina Facebook  di  Britain First, un sito di estrema destra sciovinista e xenofoba (https://www.facebook.com/photo.php?fbid=433907190087881&set=a.346633882148546.1073741826.300455573433044&type=1&theater) è comparsa questa foto con la seguente didascalia: “Muslim girls being lead off in chains to meet their new husbands.” (“Ragazze musulmane incatenate mentre vengono trascinate ad incontrare I loro mariti”).


In realtà l’immagine ritrae alcune ragazze musulmane durante la rappresentazione dell’ashura, la principale festa islamica sciita che ricorda l’assassinio dell’imam al-Husayn Ibn Ali e di altri settantadue seguaci, uccisi nella battaglia di Kerbela nel 680 d.C. ad opera di Yazid.
Al-Husayn Ibn Ali nacque nel 626 a Medina ed era nipote di Maometto, essendo secondogenito di Ali ibn Abi Talib e della figlia del profeta, Fatima.
Secondo gli sciiti, dunque, Husayn sarebbe stato il terzo iman, cioè il diretto discendente di Maometto, dopo Ali e il fratello al-Hasan. Dopo la morte di Maometto, però, il potere passò ai califfi Abu Bakr, Omar e Othman che morì ucciso ad opera di alcuni veterani ed il suo posto venne occupato da Ali, genero di Maometto. Un parente di Othman, Mu’awiya, reclamò il titolo di califfo. Ali, accettando l’arbitrato, si tolse provvisoriamente il titolo di califfo in modo che i giudici islamici potessero giudicare i due pretendenti su uno stesso livello. Fu allora che Mu’awiya si alzò e si autoproclamò califfo, suscitando l’ira dei seguaci di Ali, che proclamarono la Scìa, partito o gruppo: il partito di Ali.
La morte di Mu’awiya nel 680 ridiede speranza ai seguaci di Ali che il suo erede e secondogenito, al-Husayn, potesse prendere le redini del califfato. Ma Mu’awiya aveva predisposto il passaggio dei poteri al figlio Yazid. Per legittimare il titolo, però, Yazida aveva bisogno dell’approvazione dei quattro discendenti diretti dei Compagni di Maometto: Abd Allah ibn al-Zubayr, Abd Allah ibn Umar, Abd al-Rahman ibn Abi Bakr e lo stesso al-Husayn ibn Ali.
Al-Husayn si rifiutò e Yazid cominciò a dargli la caccia sino allo scontro decisivo che avvenne a Kerbela il 10 ottobre 680.
L’ultimo scontro coinvolse gli ultimi settantadue seguaci di al-Husayn che vennero trucidati dalle truppe omayyadi di Yazid.
Le teste dei martiri sciiti vennero infilzate su delle picche e portare a Damasco come prova della morte, mentre le loro famiglie vennero imprigionate per un anno prima di essere liberate.
Le processioni di donne incatenate simboleggiano proprio questa prigionia, mentre le autoflagellazioni degli uomini mostrano il loro dolore per la morte dell’imam e l’accettazione del dolore per la propria fede.
Il giorno della battaglia di Kerbela è celebrato col nome di ashura (in arabo “decimo giorno”), che per gli sciiti indica il dovere di ogni musulmano di compiere il grande jihad, il dovere di mostrare la vera fede in Dio per realizzare il Bene.
Sempre nell’articolo di Britain First si accusa il Council of Islamic Ideology di aver dichiarato “that women are un-Islamic and that their mere existence contradicted Sharia and the will of Allah”. (“le donne non sono islamiche e che la loro stessa esistenza contraddice la Sharia e il volere di Allah”).
Viene poi citato l’articolo del sito internet Pakistan Today, da dove è stata tratta la notizia: “women by existing defied the laws of nature, and to protect Islam and the Sharia women should be forced to stop existing as soon as possible.(“l’esistenza delle donne sfida le leggi della natura e per proteggere l’Islam e la Sharia le donne dovrebbero essere sterminate prima possibile”).
Anche questo articolo, però, è una bufala.
Il Pakistan Today è un giornale online che ha, nel suo interno, una rubrica chiamata Khabaristan Today (Khabaristan è il nome di un cimitero situato ad Hyderabad, in India). (http://www.pakistantoday.com.pk/2014/03/15/comment/coucil-of-islamic-ideology-declares-womens-existence-anti-islamic/)
La rubrica in questione contiene articoli del tenore “94 chilometri di coda dalla stazione di servizio Total alla MM Alam Road Lahore” o “Una segreteria telefonica di seconda mano nominata ambasciatrice del Pakistan in Arabia Saudita” o, ancora, “Santa Claus arrestato per blasfemia in Sargodha”.
Si tratta, come è evidente, di una rubrica satirica, come si evince anche dal sottotitolo “Telling it like it almost never is” (“Notizie che non sono quasi mai vere”) e dal tag “Satire” posto accanto all’articolo.

Il servizio citato da Britain First e firmato “Sharia Correspondent” (“Corrispondente della Sharia”) spiega che durante il 192° Concilio dell’Ideologia Islamica (effettivamente tenutosi nel settembre 2013), il presidente, Maulana Muhammad Khan Shirani (anch’esso persona reale), avrebbe detto che “there were actually two kinds of women – haraam and makrooh. “We can divide all women in the world into two distinct categories: those who are haraam and those who are makrooh. Now the difference between haraam and makrooh is that the former is categorically forbidden while the latter is really really disliked,” Shirani said. He further went on to explain how the women around the world can ensure that they get promoted to being makrooh, from just being downright haraam. “Any woman that exercises her will is haraam, absolutely haraam, and is conspiring against Islam and the Ummah, whereas those women who are totally subservient can reach the status of being makrooh.” (“Possiamo dividere tutte le donne del mondo in due categorie distinte: quelle che sono haraam e quelle che sono makrooh. La differenza tra haraam e makrooh è che la prima categoria è categoricamente proibita, mentre la seconda è indesiderabile. Shirani ha aggiunto che le donne possono essere promosse alla categoria makrooh. «Ogni donna che esercita la sua volontà è haraam, assolutamente haraam e come tale cospira contro l’Islam e la Ummah, mentre le donne che sono totalmente sottomesse possono raggiungere lo stato di makrooh”).
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La Disinformazione: Berlusconi, i tedeschi, la Shoà ed i kapò

Il discorso di Berlusconi del 26 aprile ha, giustamente, scatenato polemiche per la frase secondo cui tutti i tedeschi neghino l'esistenza dei campi di concentramento e di sterminio nazisti. E' vero, per la verità, il contrario: quasi tutti i tedeschi, durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, sapevano dell'esistenza dei lager. Innumerevoli testimonianze, sia di sopravvissuti alla Shoa, sia degli stessi civili tedeschi confermano che la maggioranza della popolazione era a conoscenza di ciò che si stava compiendo ai danni di intere popolazioni, classi sociali e comunità religiose. Quasi nessuno (per la verità nessuno a quanto ho sentito e letto), ha però colto l'ignoranza storica del Berlusca quando ha iniziato a parlare della serie di telefilm "Gli eroi di Hogan". L'ex cavaliere, ex presidente, ex premier ha dato prova della sua ennesima mancanza di cognizione sull'argomento Shoa prima confondendo un campo di prigionia con un campo di concentramento, poi volendo identificare il "capo di un campo di concentramento" con il Kapò. Due figure, per chi conosce, anche superficialmente, la storia della Shoa e la gerarchia stabilita dai nazisti all'interno dei campi, ben distinte tra loro. Il capo di un campo di prigionia (tra l'altro il sergente Schultz a cui si riferiva Berlusconi non era il capo del campo di prigionia, ma un ufficiale di grado inferiore) aveva diritto di vita e di morte su tutti, compresi i Kapò, che erano loro stessi dei detenuti, sebbene capaci di crudeltà ed efferatezze inumane.


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La Disinformazione: la frase che Maria Antonietta non ha mai detto

“Se non hanno pane, che mangino brioche” Questa frase, ormai passata alla storia come una delle più offensive pronunciate verso il popolo da una regina, viene attribuita a Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, moglie di re Luigi XVI.
Nella realtà dei fatti, però, la regima di Francia non ha mai pronunciato tale frase che la leggenda le attribuisce.
Fu, invece, Jean Jacques Rousseau ne “Le Confessioni” a scrivere che: “Enfin je me rappelai le pis-aller d’une grande princesse à qui l’on disait que les paysans n’avaient pas de pain, et qui répondit : Qu’ils mangent de la brioche. J’achetai de la brioche.” (Les Confession, Livre VI,266) (“Allora mi ricordai il suggerimento di una grande principessa a cui avevano detto che i contadini non avevano più pane e che rispose: che mangino delle brioches. Perciò mi comprai una brioche“).
L’episodio raccontato da Rousseau era avvenuto nel 1741 e si riferiva al fatto che, mentre era ospite di Madame de Malby, preferì mangiare una brioche piuttosto che entrare in una panetteria vestito, come era, elegantemente.
La “grande principessa” citata da Rousseau potrebbe essere stata Maria Teresa d’Austria, vissuta tra il 1638 ed il 1683 e che nel 1660 divenne moglie di Luigi XIV.
Non vi è mai stata alcuna conferma storica sul fatto che Maria Teresa d’Austria avesse effettivamente pronunciato la frase attribuitale da Rousseau e, come molti studiosi hanno evidenziato, la frase sarebbe stata inventata dallo stesso scrittore ginevrino.
L’attribuzione della frase a Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena è postuma: nessun rivoluzionario francese dell’epoca ha mai citato la frase mentre, invece, sono stati gli storici post-rivoluzione che, per giustificare il furore del popolo e far apparire la corte reale più abietta di quanto fosse, hanno letteralmente messo in bocca all’inconsapevole regina la frase che sarebbe poi passata alla storia.
Lo stesso comportamento della coppia reale, e in particolare l’eccentricità della regina e la sua ostinata frivolezza sommata al fatto che fosse austriaca e, quindi, odiata dai francesi, contribuirono a sostenere la leggenda.
Le Confessioni furono scritte nel 1765, quanto Maria Antonietta aveva 10 anni, essendo nata nel 1755 e, inoltre, la futura regina di Francia arrivò a Versailles solo nel 1770, 5 anni dopo la stesura del libro di Rousseau.
La prima volta che la frase è stata attribuita a Maria Antonietta risale al 1843 ad opera dello scrittore Alphonse Karre in “Les Guepes”.

Secondo Antonia Fraser, la più celebre biografa di Maria Antonietta, la regina avrebbe avuto una spiccata empatia per le classe povere durante il suo regno. Inoltre, a rendere la frase meno credibile, è il fatto che, durante il regno di luigi XVI non vi fu alcuna carestia. Durante il periodo in cui la regina Maria Antonietta regnò, vi furono solo due proteste popolari a causa della mancanza di pane: la prima fu nel 1775, l’altra nel 1788, un anno prima che la rivoluzione scoppiasse.


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La Disinformazione: Nord Corea ed il taglio di capelli alla Kim Jong Un


La Corea del Nord è, ormai da tempo, fonte di disinformazione da parte dei media occidentali. Dopo la falsa notizia dell’esecuzione di Jang Song Thaek da parte di 120 cani affamati, ecco spuntare un’altra novità: l’ordine di Kim Jong Un di tagliare i capelli secondo il suo stile. Questa volta, però, la fonte primaria non è un giornale satirico e poco conosciuto al grande pubblico, ma la RFA (Radio Free Asia) di Washington che riporta la testimonianza anonima di un nordcoreano.
Come spesso accade per notizie di costume, l’annuncio è stato immediatamente ripreso da siti e giornali internazionali e italiani che hanno stravolto la notizia infarcendola di particolari che RFA non aveva pubblicato.
Restando in Italia, tutti i principali quotidiani e periodici hanno pubblicato articoli fuorvianti con titoli altrettanto ingannevoli affermando che l’imposizione del taglio è stata imposta a tutti i cittadini nordcoreani e voluta dallo stesso Kim Jong Un che avrebbe promulgato la legge.
In realtà l’articolo di RFA non parla di legge, ma di “raccomandazione” (ed anche in Corea del Nord una raccomandazione non è un’imposizione), mentre Kim Jong Un è estraneo alla sua approvazione visto che, in realtà, la sollecitazione proviene da un dipartimento del partito e non dal Comitato Centrale e neppure dal governo nordcoreano. Inoltre, dulcis in fundo, l’esortazione è stata fatta solo agli studenti universitari e non a tutti i cittadini della Corea del Nord come, invece, viene indicato nella maggioranza degli articoli pubblicati in questi giorni.
Del tutto priva di fondamento, infine, è la notizia (pubblicata, tra gli altri, da Vanity Fair e da Internazionale) che le donne avranno a disposizione solo 18 tagli di capelli tra cui scegliere nei negozi di parrucchiere. In realtà la leggenda metropolitana dei 18 tagli di capelli risale a ben prima della notizia pubblicata da RFA: è stata messa in circolazione da alcuni siti che hanno ripreso alcune fotografie scattate da alcuni turisti in visita in Corea del Nord che hanno ripreso dei cartelloni posti sulle vetrine di alcuni negozi di acconciatura che ritraevano modelli di tagli
Tra i numerosissimi siti e giornali italiani che hanno disinformato i lettori (tra questi tutti i principali quotidiani e periodici nazionali), eccone alcuni:
Vanity Fair, che titola sul suo sito: “I Nord coreani? Per legge dovranno tagliarsi i capelli come Kim Jong Un – La nuova legge approvata dal regime. E le donne possono scegliere soltanto tra 18 acconciature «legali»
Anche l’ANSA ha manipolato la notizia dalla fonte primaria titolando: “Kim Jong-un impone un suo taglio di capelli – Nordcoreani costretti a rasatura ai lati e ciuffo sparato”
Neppure Internazionale è sfuggita alla disinformazione con il titolo “Nordcorea, Kim Jong-Un impone anche il taglio dei capelli: il suo” aggiungendo, nell’articolo che “tutti gli uomini della Corea del Nord dovranno avere lo stesso taglio di capelli, ossia quello del “Caro leader” Kim Jong-Un. La decisione è stata annunciata circa due settimane fa dal governo per la sola capitale Pyongyang, ma la norma è ormai valida in tutto il paese, stando a quanto riferito da media sudcoreani”
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La Disinformazione – La falsa mappa della radioattività rilasciata nell’oceano dalla centrale di Fukushima


Numerosi siti che si occupano dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima continuano a pubblicare mappe su mappe per evidenziare l’aumento della radioattività nell’Oceano Pacifico. Una delle mappe più utilizzate è quella nel NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration, l’agenzia federale statunitense che monitora lo stato degli oceani e dell’atmosfera.
La didascalia che compare sovrapposta (e non a margine) alla mappa cita testualmente: “Japan (Tohoku) tsunami, March 11, 2011 – Maximun wave amplitudes – NOAA Center for Tsunami Research” (Tsunami del Giappone (Tohoku) dell’11 marzo 2011 – Massima ampiezza dell’onda)


Si tratta, quindi di una mappa che mostra l’intensità dell’onda dello tsunami sprigionatasi dal terremoto dell’11 marzo 2011 nell’Oceano Pacifico. I colori, dal nero di fronte alle coste giapponesi, degradano sempre più al giallo e all’arancione man mano l’onda si avvicina alle coste del continente americano per l’attenuarsi dell’onda.
Fin qui nulla di strano: quella del NOAA è una delle tante cartine che sono circolate e che ancora oggi circolano per mostrare la potenza di un evento naturale catastrofico come quello del 2011.
Le cose cambiano, però, quando questa stessa mappa viene ripresa da centinaia di siti più o meno scientifici e dai soliti siti complottisti o che si fregiano di rappresentare l’unica verità alternativa (o di controinformazione) ai mezzi di informazione “classici”.
In questo caso il significato della mappa viene completamente stravolto (alla faccia dell’unica verità e dell’informazione/controinformazione alternativa) e mostrata come se fosse una cartina della radioattività che si è sprigionata dalla centrale di Fukushima inquinando tutto l’Oceano Pacifico.
Cosa singolare e comune a tutti questi siti, la didascalia che, come scrivevo, è sovrapposta e non a margine della mappa, è stata deliberatamente cancellata (anche qui in nome di quale verità o di informazione/controinformazione alternativa non è ben chiaro). Siamo, quindi, di fronte ad un chiaro esempio di deliberata e voluta disinformazione.

Tra i numerosissimi siti che hanno manipolato la notizia, ne riporto solo alcuni tra cui (in Italia)












In più, ecco alcuni siti esteri:





  • Sito di World Mysteries (la didascalia della mappa del NOOA spiega che That picture is worth 10,000 words, if you know what you are looking at.  That’s radioactive iodine. (Questa foto è più significativa di 10.000 parole, se tu sai cosa stai guardando. Questa è la radioattività dello iodio) http://blog.world-mysteries.com/science/famous-nuclear-disasters-fukushima/








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La Disinformazione: la frase che Einstein non ha mai detto

“Ci sono due cose infinite: l’universo e la stupidità umana; ma non sono sicuro sull’universo”
Solitamente, le innumerevoli frasi che vengono riportate indicando come autore Einstein riportano sempre la parola “infinito” o “universo”.
Non vi sono scritti autografati da Einstein, interviste o registrazioni che confermano che abbia pronunciato tale frase che viene, comunque, ripresa in varie forme da numerosi siti senza che questi ne abbiano appurato la veridicità e la provenienza.
La prima volta che la frase è stata riportata fu iscritta nel libro di Frederick S. Perls, “Ego, Hunger and Aggression: a Revision of Freud’s Theory and Method”, pubblicato nel 1947.
A pagina 111 del volume appare la seguente asserzione:
Furthermore, this impatient, greedy attitude is responsible more than anything else for the excessive stupidity we find in the world. Just as such people have no patience to chew up real food, so they do not take sufficient time to “chew up” mental food.
As modern times promote hasty eating to a large extent, it is not surprising to learn that a great astronomer said: “Two things are infinite, as far as we know – the universe and human stupidity.” To-day we know that this statement is not quite correct. Einstein has proved that the universe is limited.”
Come si vede, la frase è attribuita genericamente “ad un grande astronomo” e Einstein, come tutto sanno, era un fisico, non certo un astronomo.
Se la frase fosse stata pronunciata da Einsten stesso, l’autore non avrebbe certo omesso la fonte, vista la caratura del personaggio.
Inoltre, procedendo con la lettura, si evidenzia che Einstein stesso aveva già verificato che l’universo è finito, non certo infinito, negando , così, la validità della frase precedente.
In seguito, dopo la morte di Einsten (avvenuta nel 1955), Perls ritornò sull’argomento almeno due altre volte: la prima nel 1969, nel libro “Gestalt Therapy Verbatim” indicando chiaramente che la frase gli era stata detta direttamente da Einstein (pg. 33):
As Albert Einstein once said to me: “Two things are infinite: the universe and human stupidity.” But what is much more widespread than the actual stupidity is the playing stupid, turning off your ear, not listening, not seeing.
La frase nell’edizione del 1969, è stata modificata (“Two things are infinite: the universe and human stupidity.” invece di “Two things are infinite, as far as we know – the universe and human stupidity.”- togliendo, quindi,  as far as we know).
Sempre nel 1969, lo stesso Perls pubblicò un altro libro, intitolato “In and Out the Garbage Pail” dove l’autore racconta che “I spent one afternoon with Albert Einstein: unpretentiousness, warmth, some false political predictions.(…) I still love to quote a statement of his: “Two things are infinite, the universe and human stupidity, and I am not yet completely sure about the universe.”
Questa, con l’aggiunta di “and I am not yet completely sure about the universe”, assente nelle precedenti versioni, è la più utilizzata in rete.
Da notare la furba (non si sa se voluta o no) aggiunta della seconda proposizione, quella che sicuramente dà più effetto a tutta la frase.
Abbiamo, dunque,  tre frasi attribuite allo stesso Einstein (ma da questi mai confermate):
1° versione (1947): “Two things are infinite, as far as we know – the universe and human stupidity.”
2° versione (1969): “Two things are infinite: the universe and human stupidity.”
3° versione (1969):  “Two things are infinite, the universe and human stupidity, and I am not yet completely sure about the universe.”

Quale sia quella esatta non è chiaro, così come non è chiaro se lo scienziato (e non, come scritto da Perls nella prima stesura, “un grande astronomo”) l’abbia effettivamente pronunciata oppure no.
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La Disinformazione: il falso del falso tramonto in piazza Tien'anmen

Ecco come manipolare l'informazione con un'ennesima bufala... 
In questi giorni circola in rete l'immagine di piazza Tienamen a Pechino immersa nello smog cittadino con un cartellone che proietta un fantastico tramonto. Molte testate hanno subito colto l'occasione per lanciare sul proprio sito un articolo "civetta" (cioè un articolo capace di attrarre una grande quantità di "click") indicando nel titolo, ma anche nell'articolo, che "L'inquinamento a Pechino raggiunge livelli altissimi: una coltre di smog impedisce ai residenti di vedere il cielo (e non solo), necessaria la mascherina. Il governo mostra il tramonto su un megaschermo". In realtà il tramonto fa parte di uno spot pubblicitario della regione dello Shandong (alla destra si può osservare il logo della regione dello Shandong). La bufala è partita da un articolo pubblicato dal Daily Mail a nome di James Nye che, in realtà, vive a New York e che ha preso una foto della Getty Images associandola ad una frase di un cittadino di Pechino che si lamentava dello smog riportata dall'AP e che esulava completamente dal contesto della foto. Ma tant'è, la frittata è fatta e non penso che, come è già accaduto altre volte, chi ha pubblicato la bufala rettificherà o si scuserà... 


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La Disinformazione: le parole che Edward Snowden non ha mai detto (sulle scie chimiche)

Nel luglio 2013 diversi siti di "informazione libera" (sic!) (http://www.stampalibera.com/?p=65008 http://www.losai.eu/ufficiale-le-scie-chimiche-esistono-lo-rivela-snowden/http://www.segnidalcielo.it/2013/07/20/edward-snowden-esiste-un-progetto-per-cambiare-il-clima-del-mondo/ ) hanno pubblicato la notiziona di una presunta dichiarazione di Edward Snowden, il quale avrebbe affermato che le scie chimiche esistevano davvero e facevano parte di un esperimento planetario per cambiare il clima del pianeta. Gli stessi siti affermavano che Snowden avrebbe consegnato "documenti decisivi" all'autore dell'articolo, ma che per sicurezza nazionale questi documenti non potevano essere pubblicati (!).

Da dove arrivano queste fantastiche dichiarazioni?
La fonte primaria, da cui tutta la catena di confabulazione è partita, è il sito russo "Internet Chronicle", che l'11 luglio ha pubblicato un articolo firmato da un redattore (Kilgoar, pseudonimo), in cui comparivano le presunte dichiarazioni di Snowden.
Peccato che Internet Chronicle sia un sito di divulgazione satirica (sarebbe bastato leggere la presentazione del sito per rendersene conto, ma per dei "giornalisti" seri e professionali come quelli che hanno ripreso la notizia, sarebbe stata una perdita di tempo per la loro attività così seria e professionale).

Allo stesso modo, questi intraprendenti giornalisti di Stampa Libera, Segni dal Cielo e Losai, potrebbero pubblicare l'articolo apparso sempre sullo stesso Internet Chronicle del 22 gennaio 2014 in cui Obama avrebbe affermato che (cito testuale dall'articolo): “Hundreds of countries are carrying out weather modification programs, and we’re doing it better than any of them.
However, this has been secret for too long. The American People need to know about what we do to make sure our children have something to eat each and every year.” (http://www.chronicle.su/news/haarp-and-chemtrail-geoengineering-systems-protect-americas-climate-says-obama).

Prima, però, che gli stessi giornalisti dei siti sopracitati lo facciano, sarebbe meglio che si dica loro che anche queste parole di Obama sono parte di un articolo di satira.


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