Yukio Hatoyama è il leader del Partito Democratico e, dopo aver vinto le elezioni del 30 agosto, diverrà il nuovo Primo Ministro giapponese.
E’ stato calcolato che il programma da voi proposto risucchierebbe dal 3 al 5% del PIL. Dove troverete i soldi necessari?
YH: E’ un cambiamento radicale che vorrebbe eliminare gli sprechi burocratici sospendendo le opere pubbliche inutili.
In pratica lei sta chiedendo alla burocrazia di suicidarsi.
YH: Non di suicidarsi, ma di rigenerarsi. Abbiamo bisogno di ridare alla politica il suo primato nella guida del Paese.
Nel vostro partito militano ex liberal democratici, ex socialisti, ex social democratici. In più lei ha dichiarato di voler formare un governo di coalizione. Non ha paura di creare tensioni interne che minerebbero la stabilità del gabinetto?.
YH: Tutti hanno sottoscritto l’impegno di seguire il manifesto elettorale che abbiamo presentato e nel nostro programma dichiariamo che il sistema politico giapponese ha bisogno di una riforma sostanziale. Vogliamo attuare in Giappone ciò che si è attuato in Gran Bretagna, dove il governo comanda sia sul partito di maggioranza che sulla burocrazia.
Cosa accadrà se non riuscirete ad attuare i programmi promessi? Al Keidanren, (la Confindustria giapponese, ndr) il programma economico del PDG non piace affatto.
YH: Il problema è che gli industriali non hanno mai avuto incontri con i nostri economisti e quindi non conoscono a fondo tutti i dettagli. Non abbiamo legami con il Keidanren così come li hanno i liberal democratici e per questo possiamo avanzare proposte più adatte alla situazione del mercato mondiale di quanto possa fare il PLD.
A livello internazionale lei si è spesso dimostrato contraddittorio, forse proprio perché doveva accontentare le fazioni presenti nel suo partito. Prima ha criticato aspramente l’appoggio logistico giapponese in Afghanistan, poi lo ha difeso. Ha criticato l’alleanza con gli Stati Uniti, poi ha rettificato il tiro ed ora di nuovo parla di revisione di trattati. Quale è la sua politica oggi?
YH: Non ho cambiato nessuna idea. Ho solo constatato che, dopo essermi opposto all’intervento giapponese a fianco delle truppe USA in Afghanistan, ora non possiamo ritirarci senza mettere in serio pericolo tutta la missione. Per quanto riguarda l’alleanza con gli USA, ho parlato di parità di vedute. Non possiamo sottometterci ad ogni volere di Washington senza che la nostra opinione venga soppesata con la stessa dignità che hanno i nostri alleati.
Un ultima domanda: lei ha parlato di riduzione di emissioni dei gas serra del 25% entro il 2020 rispetto al 1990 aggiungendo che la legge verrebbe attuata solo nel caso che anche Cina, India e USA si impegneranno a fare altrettanto. Penso sia al corrente che nessuno dei tre stati ha la minima intenzione di ridurre drasticamente il livello dei gas serra. Questo è un esempio di programma populista di cui le avevo parlato all’inizio.
YH: Cercheremo di convincere questi stati a seguire il nostro esempio. Nessuno deve tirarsi indietro quando si parla del futuro dei propri figli. Forse questo è un punto su cui avremo molto da discutere, ma le assicuro che se sarò eletto Primo Ministro farò di tutto affinché tutti i punti del programma, e in particolare quelli inerenti all’ambiente, verranno rispettati.
© Piergiorgio Pescali
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Il Giappone cambia rotta (31 agosto 2009)
Due tifoni stanno sconvolgendo il Giappone. Il primo, quello meteorologico, spazza la costa orientale, il secondo, generato dal voto scaturito dalle urne domenica scorsa, rischia di scardinare il tempio della politica. In sole tredici ore, settanta milioni di schede hanno ribaltato un sistema che sembrava inossidabile, relegando il Partito Liberal Democratico (PLD) ad un ruolo che mai aveva ricoperto dalla sua nascita: l’opposizone. Paradossalmente, l’artefice della sua caduta è Yukio Hatoyama, nipote di quel Ichiro Hatoyama che nel 1954 aveva contribuito a fondare il PLD divenendone il primo Presidente.
Taro Aso, Primo Ministro uscente, ha raccolto su di sè tutte le responsabilità della sconfitta, rassegnando le dimissioni da leader del partito. In realtà la maggior colpa di Aso è quella di aver ereditato un apparato obsoleto, incapace di rigenerarsi dopo il tentativo, riuscito solo parzialmente, di Junichiro Koizumi di ristabilire il primato della politica sulla burocrazia. “Tre Primi Ministri in tre anni sono davvero troppi, anche per un paese come il Giappone abituato a cambiare spesso governo” spiega Kaji Fukuda, professore di Scienze Politiche alla Waseda University. Una delle parole più utilizzate nel vocabolario giapponese è abunai, pericolo, rischio. I nipponici odiano il rischio e, appena possono evitano ogni situazione che possa comportare soluzioni non previste. La scelta del Partito Democratico, più che un reale appoggio a Hatoyama, è una punizione verso il Partito Liberal Democratico. “Non credo che il Partito Democratico possa cambiare il Giappone. Il loro programma è troppo ambizioso e costoso, ma lo voto perché i Liberal Democratici hanno bisogno di ritrovare il senso dell’umiltà” ci confida Itsuki, uno studente di Economia alla Tokyo University. La tracotanza del partito di governo è simboleggiata dalla incomprensibile candidatura dell’ex Ministro delle Finanze, Shoichi Nakagawa, passato alla ribalta internazionale per la sua performance al G-7 di Roma nel febbraio scorso, dove si era presentato ubriaco. E i sobri elettori di Hokkaido non hanno avuto remore nello stroncare la sua carriera politica. In altri distretti, i duelli a singola tenzone più interessanti, si sono conclusi quasi tutti con la vittoria dei candidati democratici, la maggior parte dei quali è alla sua prima esperizenza legislativa. A cominciare dall’ex Ministro della Difesa Kiuma Fumio, sorpendentemente sorpassato dalla ventottenne Fukuda Eriko, mentre anche l’ex Primo Ministro Kaifu Toshiki non è stato eletto. E’ comunque andata peggio al New Komeito Party, alleato del PLD che, oltre ad aver accusato la perdita di 10 dei suoi 31 seggi, subisce addirittura la bocciatura del suo leader, Ota Akihiro. Comunisti e socialdemocratici, che speravano di guadagnare l’appoggio dei lavoratori e dei pacifisti, essendo gli unici partiti rimasti a difendere apertamente il mantenimento dell’Articolo 9 della Costituzione che impedisce al Giappone di avere Forze Armate offensive, non vanno oltre la riconferma dei loro seggi. “Sapevamo di non avere speranza in questo frangente di alternativa bipolare” ci dice Kazuo Shii, Segretario generale del Partito Comunista, “ma, nonostante non ci siamo presentati in tutti i distretti, siamo riusciti a mantenere i nostri deputati nella Camera”. Il problema che si proporrà al Partito Democratico nella nuova Camera Bassa, è la presenza di molti giovani che per la prima volta si affacciano nel mondo della politica. L’inesperienza, ma anche l’idealismo e la voglia di ottenere subito ciò che si è promesso rischieranno di creare dissapori all’interno del partito. “Ora che Hatoyama verrà probabilmente eletto Primo Ministro, si dovrà rieleggere il nuovo Segretario Generale democratico” afferma Nobu Sakajiri, analista dell’Asahi Shimbun, “La cosa peggiore che possa fare la dirigenza è scegliere Ichiro Ozawa, amico della famiglia Hatoyama, vecchia volpe, ex liberal democratico, indagato per corruzione. Con lui alla segretria i dissapori non tarderanno a venire a galla.” A presentarsi alla stampa per celebrare la vittoria del PDG, accanto a Yukio Hatoyama c’era un solo altro membro del Partito: Ichiro Ozawa.
© Piergiorgio Pescali
Taro Aso, Primo Ministro uscente, ha raccolto su di sè tutte le responsabilità della sconfitta, rassegnando le dimissioni da leader del partito. In realtà la maggior colpa di Aso è quella di aver ereditato un apparato obsoleto, incapace di rigenerarsi dopo il tentativo, riuscito solo parzialmente, di Junichiro Koizumi di ristabilire il primato della politica sulla burocrazia. “Tre Primi Ministri in tre anni sono davvero troppi, anche per un paese come il Giappone abituato a cambiare spesso governo” spiega Kaji Fukuda, professore di Scienze Politiche alla Waseda University. Una delle parole più utilizzate nel vocabolario giapponese è abunai, pericolo, rischio. I nipponici odiano il rischio e, appena possono evitano ogni situazione che possa comportare soluzioni non previste. La scelta del Partito Democratico, più che un reale appoggio a Hatoyama, è una punizione verso il Partito Liberal Democratico. “Non credo che il Partito Democratico possa cambiare il Giappone. Il loro programma è troppo ambizioso e costoso, ma lo voto perché i Liberal Democratici hanno bisogno di ritrovare il senso dell’umiltà” ci confida Itsuki, uno studente di Economia alla Tokyo University. La tracotanza del partito di governo è simboleggiata dalla incomprensibile candidatura dell’ex Ministro delle Finanze, Shoichi Nakagawa, passato alla ribalta internazionale per la sua performance al G-7 di Roma nel febbraio scorso, dove si era presentato ubriaco. E i sobri elettori di Hokkaido non hanno avuto remore nello stroncare la sua carriera politica. In altri distretti, i duelli a singola tenzone più interessanti, si sono conclusi quasi tutti con la vittoria dei candidati democratici, la maggior parte dei quali è alla sua prima esperizenza legislativa. A cominciare dall’ex Ministro della Difesa Kiuma Fumio, sorpendentemente sorpassato dalla ventottenne Fukuda Eriko, mentre anche l’ex Primo Ministro Kaifu Toshiki non è stato eletto. E’ comunque andata peggio al New Komeito Party, alleato del PLD che, oltre ad aver accusato la perdita di 10 dei suoi 31 seggi, subisce addirittura la bocciatura del suo leader, Ota Akihiro. Comunisti e socialdemocratici, che speravano di guadagnare l’appoggio dei lavoratori e dei pacifisti, essendo gli unici partiti rimasti a difendere apertamente il mantenimento dell’Articolo 9 della Costituzione che impedisce al Giappone di avere Forze Armate offensive, non vanno oltre la riconferma dei loro seggi. “Sapevamo di non avere speranza in questo frangente di alternativa bipolare” ci dice Kazuo Shii, Segretario generale del Partito Comunista, “ma, nonostante non ci siamo presentati in tutti i distretti, siamo riusciti a mantenere i nostri deputati nella Camera”. Il problema che si proporrà al Partito Democratico nella nuova Camera Bassa, è la presenza di molti giovani che per la prima volta si affacciano nel mondo della politica. L’inesperienza, ma anche l’idealismo e la voglia di ottenere subito ciò che si è promesso rischieranno di creare dissapori all’interno del partito. “Ora che Hatoyama verrà probabilmente eletto Primo Ministro, si dovrà rieleggere il nuovo Segretario Generale democratico” afferma Nobu Sakajiri, analista dell’Asahi Shimbun, “La cosa peggiore che possa fare la dirigenza è scegliere Ichiro Ozawa, amico della famiglia Hatoyama, vecchia volpe, ex liberal democratico, indagato per corruzione. Con lui alla segretria i dissapori non tarderanno a venire a galla.” A presentarsi alla stampa per celebrare la vittoria del PDG, accanto a Yukio Hatoyama c’era un solo altro membro del Partito: Ichiro Ozawa.
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Giappone: Il Partito Democratico e il Partito Liberal Democratico (29 agosto 2009)
IL PARTITO DEMOCRATICO
Nato nel 1998 da una scissione di membri del Partito Liberal Democratico, il Partito Democratico Giapponese si è subito messo in evidenza per la sua forte opposizione verso la politica del governo. Nel 2007 ha conquistato la maggioranza dei seggi nella Camera Alta (il nostgro Senato), chiedendo l’immediato ritiro delle navi giapponesi stanziate nell’Oceano Indiano in appoggio alle unità americane in Afghjanistan. Oggi il PDG annovera tra le sue file anche ex membri socialisti, socialdemocratici e comunisti.
IL PARTITO LIBERAL DEMOCRATICO
Nel 1954 Shigeru Yoshida e Ichiro Hatoyama, nonni di Taro Aso e Yukio Hatoyama, unirono i loro movimenti per formare il Partito Liberal Democratico, destinato a governare incontrastato il Giappone per i successivi 55 anni. Solo per un breve periodo, tra il giugno 1994 e il gennaio 1996, il Primo Ministro del Sol Levante non fu liberal democratico, ma il socialista Tomiichi Murayama. Dopo la crisi degli anni Ottanta tra le diverse fazioni del PDL si crearono fratture che portarono a fuoriscute ed espulsioni. Con Koizumi sembrò che il partito avesse riacquistato brio e una nuova leadership, ma nessuno dei sui tre successori è riuscito ad avere il polso della situazione, sino all’inevitabile crollo sotto l’egida di Taro Aso.
© Piergiorgio Pescali
Nato nel 1998 da una scissione di membri del Partito Liberal Democratico, il Partito Democratico Giapponese si è subito messo in evidenza per la sua forte opposizione verso la politica del governo. Nel 2007 ha conquistato la maggioranza dei seggi nella Camera Alta (il nostgro Senato), chiedendo l’immediato ritiro delle navi giapponesi stanziate nell’Oceano Indiano in appoggio alle unità americane in Afghjanistan. Oggi il PDG annovera tra le sue file anche ex membri socialisti, socialdemocratici e comunisti.
IL PARTITO LIBERAL DEMOCRATICO
Nel 1954 Shigeru Yoshida e Ichiro Hatoyama, nonni di Taro Aso e Yukio Hatoyama, unirono i loro movimenti per formare il Partito Liberal Democratico, destinato a governare incontrastato il Giappone per i successivi 55 anni. Solo per un breve periodo, tra il giugno 1994 e il gennaio 1996, il Primo Ministro del Sol Levante non fu liberal democratico, ma il socialista Tomiichi Murayama. Dopo la crisi degli anni Ottanta tra le diverse fazioni del PDL si crearono fratture che portarono a fuoriscute ed espulsioni. Con Koizumi sembrò che il partito avesse riacquistato brio e una nuova leadership, ma nessuno dei sui tre successori è riuscito ad avere il polso della situazione, sino all’inevitabile crollo sotto l’egida di Taro Aso.
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Giappone: scheda del Paese (23 agosto 2009)
Pur avendo una popolazione di 128.000.000 abitanti, il Giappone è uno dei paesi più vecchi al mondo. Il 22% ha più di 65 anni, mentre solo il 13,5% ha meno di 14 anni. Questa sproporzione si rifletterà sull’economia di domani: oggi un pensionato può contare su una rendita mensile pari al 62% dello stipendio, ma già nel 2030 la percentuale calerà al 50% sino a raggiungere il 40% nel 2040. Secondo un recente sondaggio della NHK, sono sempre più le persone che non riescono a pagare i contributi pensionistici, prospettando per il futuro un problema di assistenza sociale. L’economia, dopo due decenni di continui incrementi, dalla fine degli anni Ottanta ristagna. I consumi sono in continuo calo, tanto che il problema è la deflazione (il calo dei prezzi). Generalmente considerato un Paese tra i più cari al mondo, in realtà il costo della vita è paragonabile alla media europea. La disoccupazione ha raggiunto il 5,4%, ma è un dato fittizio in quanto non viene considerato disoccupato chi lavora almeno un ora al mese.
© Piergiorgio Pescali
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Giappone: partiti e candidati alle elezioni 2009 (23 agosto 2009)
Sono 480 i seggi della Camera Bassa (o dei Rappresentanti) che verranno assegnati nelle prossime elezioni giapponesi. I due partiti che si contenderanno la maggioranza e il posto di Primo Ministro sono il Partito Liberal Democratico di Taro Aso e il Partito Democratico Gioapponese di Yukio Hatoyama. Attualmente i liberal democratici hanno 303 rappresentanti, contro i 112 dei democratici. In vista di un successo di questi ultimi, numerosi deputati appartenenti all’ala liberal democratica si sono spostati nel PDG. La figura più rappresentativa tra questi è stata Makiko Tanaka, figlia di Kakuei, famoso Premier giapponese implicato in numerosi scandali negli anni Ottanta. Tra i democratici si presenterà anche il quarantaquattrenne Hiroshi Nakata, dal 2002 sindaco di Yokohama e artefice di uno dei maggiori sviluppi urbanistici negli ultimi anni: il Minato Mirai, una serie di complessi avveniristici tra i più belli dell’arcipelago. Nakata per presentarsi alle elezioni si è dimesso da sindaco pur non essendo obbligato a farlo; questa mossa gli ha fatto guadagnare consensi e stima tra gli elettori. Tra il PLD Junichiro Koizumi, oramai ritiratosi dalla vita politica, si limita a girare per la nazine per perorare la causa del partito. La profonda crisi sociale che sta sconvolgendo la vita di milioni di famiglie giapponesi, potrebbe spostare i voti degli indecisi verso il Partito Comunista (PCG), attualmente quarto partito nella Dieta con 9 deputati. Secondo i sondaggi il PCG scalzerebbe addirittura il New Komeito Party, il partito appoggiato dalla Sokka Gakkai, attualmente presente con 31 rappresentanti. Il PCG è, assieme ai socilisti, l’unico partito che difende l’articolo 9 della Costituzione giapponese, che impedisce alla nazione di dotarsi di un esercito offensivo.
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Giappone: Taro Aso e Yukio Hatoyama (23 Agosto 2009)
Taro Aso e Yukio Hatoyama
Taro Aso, l’attuale Primo Ministro uscente, è il terzo premier cristiano giapponese (gli altri furono Tetsu Katayama e Masayoshi Ohira) e il primo cattolico.
L’appartenenza religiosa di Taro Aso, come del resto quella dei suoi predecessori, non è stata mai esposta e pochi sono i giapponesi che ne sono a conoscenza e comunque non è stata un ostacolo quando, in qualità di Ministro degli Esteri si è recato a rendere omaggio alle vittime della Seconda Guerra Mondiale al santuario di Yasukuni. La visita, oltre a suscitare le ire della Cina e della Corea del Sud, ha creato polemiche all’interno della comunità cattolica giapponese. La Conferenza Episcopale locale, in un comunicato ufficiale, ha condannato la visita a Yasukuni senza mezzi termini. Politicamente Taro Aso si pone molto più a destra di Koizumi: propone linea dura verso la Corea del Nord, auspica un Giappone militarmente più forte e offensivo e una maggiore alleanza con gli Stati Uniti in versione anticinese. Il suo amore per i manga gli ha portato simpatie dei giovani.
Il rivale diretto di Aso, Yukio Hatoyama, ha iniziato la carriera politica nel 1986 tra le file del Partito Liberal Democratico. Nel 1993, con Ichiro Ozawa lascia il PLD per formare, nel 1999, il Partito Democratico Giapponese. E’ sempre stato criticato per la sua insicurezza e questo difetto potrebbe costargli, se non la maggioranza alle prossime elezioni, il posto di Primo Ministro. Sicuramente un premier senza polso sarebbe un disastro per il Giappone. Nel corso della sua carriera ha cambiato diverse opinioni, in principal modo sull’alleanza con gli Stati Uniti. Fortemente critico all’inizio verso l’invio delle navi giapponesi nell’oceano Indiano in appoggio alla missione afghana, recentemente ha rivisto la sua posizione affermando che l’alleanza con Washington è indispensabile per Tokyo. In campo economico propugna azioni forti in campo ecologico, presentando un manifesto in cui si obbligherebbero le industrie giapponesi a ridurre le emisioni di gas serra del 25% entro il 2020 (rispetto ai valori del 1990), ma solo se tale riduzione verrà approvata anche da USA, Cina e India. Praticamente Hatoyama sa benissimo che la proposta, impossibile da attuarsi in questi Paesi, è pura propaganda elettorale. Come inizio non è promettente.
© Piergiorgio Pescali
Taro Aso, l’attuale Primo Ministro uscente, è il terzo premier cristiano giapponese (gli altri furono Tetsu Katayama e Masayoshi Ohira) e il primo cattolico.
L’appartenenza religiosa di Taro Aso, come del resto quella dei suoi predecessori, non è stata mai esposta e pochi sono i giapponesi che ne sono a conoscenza e comunque non è stata un ostacolo quando, in qualità di Ministro degli Esteri si è recato a rendere omaggio alle vittime della Seconda Guerra Mondiale al santuario di Yasukuni. La visita, oltre a suscitare le ire della Cina e della Corea del Sud, ha creato polemiche all’interno della comunità cattolica giapponese. La Conferenza Episcopale locale, in un comunicato ufficiale, ha condannato la visita a Yasukuni senza mezzi termini. Politicamente Taro Aso si pone molto più a destra di Koizumi: propone linea dura verso la Corea del Nord, auspica un Giappone militarmente più forte e offensivo e una maggiore alleanza con gli Stati Uniti in versione anticinese. Il suo amore per i manga gli ha portato simpatie dei giovani.
Il rivale diretto di Aso, Yukio Hatoyama, ha iniziato la carriera politica nel 1986 tra le file del Partito Liberal Democratico. Nel 1993, con Ichiro Ozawa lascia il PLD per formare, nel 1999, il Partito Democratico Giapponese. E’ sempre stato criticato per la sua insicurezza e questo difetto potrebbe costargli, se non la maggioranza alle prossime elezioni, il posto di Primo Ministro. Sicuramente un premier senza polso sarebbe un disastro per il Giappone. Nel corso della sua carriera ha cambiato diverse opinioni, in principal modo sull’alleanza con gli Stati Uniti. Fortemente critico all’inizio verso l’invio delle navi giapponesi nell’oceano Indiano in appoggio alla missione afghana, recentemente ha rivisto la sua posizione affermando che l’alleanza con Washington è indispensabile per Tokyo. In campo economico propugna azioni forti in campo ecologico, presentando un manifesto in cui si obbligherebbero le industrie giapponesi a ridurre le emisioni di gas serra del 25% entro il 2020 (rispetto ai valori del 1990), ma solo se tale riduzione verrà approvata anche da USA, Cina e India. Praticamente Hatoyama sa benissimo che la proposta, impossibile da attuarsi in questi Paesi, è pura propaganda elettorale. Come inizio non è promettente.
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Il Giappone si prepara alle elezioni (29 agosto 2009)
Il Giappone è pronto a voltar pagina Domani, 30 agosto, le urne decreteranno se il Partito Liberal Democratico di Yukio Hatoyama confermerà le previsioni della vigilia, che lo danno per trionfatore. Gli ultimi sondaggi assegnerebbero 321 seggi sui 480 disponibili ai democratici, mentre ai liberal democratici del premier uscente Taro Aso, gli elettori assegnerebbro soltanto 103 deputati. Sempre secondo le previsioni della vigilia, non vi sarebbe invece il previsto sorpasso dei comunisti sul Komeito, il partito appoggiato dalla Sokka Gakkai, il quale, grazie ad una pressante propaganda porta a porta, manterrebbe 24 seggi. Yukio Hatoyama, probabile nuovo Primo Ministro giapponese, in una intervista rilasciataci in esclusiva, afferma che “i giapponesi sanno che per non perdere la competitività a livello internazionale, occorre cambiare metodo di fare politica e di lavorare. Con il sostegno di tutti sono convinto di poter riavviare i motori dell’economia del Giappone”. Il Presidente del Keidanren, Fujio Mitarai, ha ancora una volta spezzato una lancia a favore dei liberal democratici, ribadendo che il programma dell’attuale opposizione non è proponibile in un Paese che ha già un debito pubblico pari al 180% del PIL e secondo al mondo solo dopo lo Zimbabwe. “Destinare tra il 3 e ilo 5% del PIL per rendere attuabili i punti pèrincipali del manifesto del Partito Democratico, significa affossare la nostra economia” ha sentenziato Mitarai. Molti analisi vedono però positivamente questa distanza di vedute tra la classe imprenditoriale giapponese, abituata ad essere foraggiata dalla burocrazia nazionale, e la dirigenza democratica. “L’indipendenza della politica dall’economia, e viceversa, è indispensabile per il progresso di un Paese” afferma Asami Yasuhito, professore di Economia alla Hitotsubashi University, spiegando che “l’inesistenza di finanziamenti del Keidanren verso il Partito Democratico contrapposta invece al pesante legame finanziario dell’industria giapponese con il Partito Liberal Democratico, è garanzia di una certa indipendenza di scelte che potrebbe favorire il ritorno di un’economia di mercato competitiva in Giappone”. E mentre a livello politico ferve il dibattito, l’opinione pubblica sembra disinteressarsene. I dibattiti televisivi continuano ad avere ascolti bassissimi, mentre i comizi dei candidati vengono snobbati. Per le vie delle città i rappresentanti dei partiti parlano a gente frettolosa, che al massimo getta un occhiata furtiva all’oratore. “Vedremo cosa sapranno fare i democratici” mi dice un quarantenne disoccupato; “La maggioranza di loro proviene dai liberal democratici e non penso che possano cambiare un sistema che dura da più di mezzo secolo” La sfiducia degli elettori, ma ancor più dei lavoratori, è palpabile. Troppe volte le illusioni si sono infrante contro una burocrazia impenetrabile e una classe politica inetta e arraffona. I politici in Giappone sono ricordati più per le loro doti di accaparrare denaro per le diverse fazioni che rappresentano, che per le loro capacità. Kakuei Tanaka, il Primo Ministro supercorrotto e costretto al pensionamento anticipato, è ancora ricordato con rimpianto dai suoi colleghi. Sua figlia, Makiko, dopo essere stata Ministro degli Esteri nel 2001, si è accodata alla cordata vincente dei democratici poche settimane prima del voto, mentre Ichiro Ozawa, fondatore del Partito Democratico, è indagato per corruzione. Come inizio non è promettente...
© Piergiorgio Pescali
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Giappone - Intervista a Taro Aso (28 Agosto 2009)
Taro Aso, Primo Ministro uscente giapponese, é il leader che guiderà il Partito Liberal Democratico alle prossime elezioni generali giapponesi che si terranno il 30 agosto. Cattolico, appassionato di manga (una passione che lo rende simpatico alle giovani generazioni), é però famoso in Giappone per le sue gaffes.
Le proiezioni danno il Partito Liberal Democratico nettamente sfavorito nei confronti dei rivali Democratici. Si profila quindi una sconfitta storica, visto che dalla sua fondazione, 54 anni fa, il PLD é sempre uscito vittorioso dalle consultazioni. Imputa questo crollo alle sue gaffes e alla sua impopolarità tra i giapponesi?
TA: I sondaggi spesso sbagliano. Qualche anno fa Koizumi era dato per spacciato, poi invece vinse e guidò il PLD per 4 anni. Se comunque dovvesse esserci una sconfitta, posso convenire che le mie gaffes possono esserne state in parte la causa, ma penso che il motivo principale sia da ricercarsi nelle lotte interne del partito.
Lei ha invitato i giovani giapponesi a non sposarsi se non hanno soldi a sufficienza. In un Paese dove l^invecchiamento della popolazione è un problema sociale oltre che economico di primaria importanza, la sua uscita non può passare inosservata
TA: Ciò che volevo dire, è che i giovani senza un sostegno economico dovrebbero aspettare a sposarsi. In una società come la nostra, il rispetto viene dato verso chi si rivela capace di sostenersi anche dal punto di vista economico.
In caso di una vittoria del PLD, cosa farebbe per rilanciare l’economia e ravvivare una società assopita e senza futuro?
TA: Prima di tutto abbiamo bisogno di consolidare le fondamenta della nostra economia. Il Giappone é pur sempre la seconda economia mondiale e abbiamo tutte le capacità tecniche e intellettuali per mantenere e consolidare questa posizione. In questo modo preserveremo posti di lavoro permettendo a chi oggi è in difficoltà di ritrovare fiducia nel futuro. E’ a questo che mi riferivo quando consigliavo ai giovani di non aver fretta di sposarsi. Aspettate: insieme costruiremo una nuovo sviluppo economico e rivitalizzeremo la società.
L’economia giapponese è stagnante da quasi due decenni, vale a dire un’intera generazione. Come possono questi giovani dare fiducia a chi ha ridotto il Giappone in questo stato?
TA: Negli anni Novanta la crisi economica si è rivelata in tutta la sua drammaticità quando la bolla speculativa è scoppiata e il valore delle proprietà crollò dell’87%. Nonostante questo il PIL giapponese, contro tutte le analisi più pessimistiche, non è mai sceso cotto i 500 miliardi di yen. Segno che l’economia, quella vera, quella che produce, continua a reggere e funzionare. E’ con questa visuale che promettiamo un futuro più sereno e felice anche a chi non crede nella nostra politica.
In campo internazionale, lei è famoso per la sua vivace opposizione ad ogni tipo di dialogo con la Corea del Nord. Davvero pensa che Pyongyang possa utilizzare l’arma nucleare contro il Giappone o la Corea del Sud? Questo argomento può essere utilizzato come propaganda per aizzare l’opinione pubblica contro il Nord Corea, ma a livello diplomatico spero davvero che la sua politica non si basi su queste supposizioni puerili e totalmente inaffidabili.
TA: i nord coreani hanno dimostrato di non volere alcun dialogo con il Giappone. Perchè dobbiamo essere sempre noi a tendere la mano? Con il nuvo presidente sudcoreano, Lee Myung bak abbiamo finalmenbte raggiunto un’intesa che riporta Seoul accanto al Giappone e agli USA nel tavolo delle trattative. Questo ha costretto Pyongyang a rivedere tutti i suoi programmi e a richiedere nuovi negoziati. La politica che abbiamo perseguito si è quindi rivelata giusta.
Quale è il punto del programma politico del Partito Democratico che sente più distante dal suo punto di vista?
TA: Hatoyama ha detto più volte che il Giappone non è un Paese solo per i giapponesi. Mi chiedo, allora, di chi debba essere.
© Piergiorgio Pescali
Le proiezioni danno il Partito Liberal Democratico nettamente sfavorito nei confronti dei rivali Democratici. Si profila quindi una sconfitta storica, visto che dalla sua fondazione, 54 anni fa, il PLD é sempre uscito vittorioso dalle consultazioni. Imputa questo crollo alle sue gaffes e alla sua impopolarità tra i giapponesi?
TA: I sondaggi spesso sbagliano. Qualche anno fa Koizumi era dato per spacciato, poi invece vinse e guidò il PLD per 4 anni. Se comunque dovvesse esserci una sconfitta, posso convenire che le mie gaffes possono esserne state in parte la causa, ma penso che il motivo principale sia da ricercarsi nelle lotte interne del partito.
Lei ha invitato i giovani giapponesi a non sposarsi se non hanno soldi a sufficienza. In un Paese dove l^invecchiamento della popolazione è un problema sociale oltre che economico di primaria importanza, la sua uscita non può passare inosservata
TA: Ciò che volevo dire, è che i giovani senza un sostegno economico dovrebbero aspettare a sposarsi. In una società come la nostra, il rispetto viene dato verso chi si rivela capace di sostenersi anche dal punto di vista economico.
In caso di una vittoria del PLD, cosa farebbe per rilanciare l’economia e ravvivare una società assopita e senza futuro?
TA: Prima di tutto abbiamo bisogno di consolidare le fondamenta della nostra economia. Il Giappone é pur sempre la seconda economia mondiale e abbiamo tutte le capacità tecniche e intellettuali per mantenere e consolidare questa posizione. In questo modo preserveremo posti di lavoro permettendo a chi oggi è in difficoltà di ritrovare fiducia nel futuro. E’ a questo che mi riferivo quando consigliavo ai giovani di non aver fretta di sposarsi. Aspettate: insieme costruiremo una nuovo sviluppo economico e rivitalizzeremo la società.
L’economia giapponese è stagnante da quasi due decenni, vale a dire un’intera generazione. Come possono questi giovani dare fiducia a chi ha ridotto il Giappone in questo stato?
TA: Negli anni Novanta la crisi economica si è rivelata in tutta la sua drammaticità quando la bolla speculativa è scoppiata e il valore delle proprietà crollò dell’87%. Nonostante questo il PIL giapponese, contro tutte le analisi più pessimistiche, non è mai sceso cotto i 500 miliardi di yen. Segno che l’economia, quella vera, quella che produce, continua a reggere e funzionare. E’ con questa visuale che promettiamo un futuro più sereno e felice anche a chi non crede nella nostra politica.
In campo internazionale, lei è famoso per la sua vivace opposizione ad ogni tipo di dialogo con la Corea del Nord. Davvero pensa che Pyongyang possa utilizzare l’arma nucleare contro il Giappone o la Corea del Sud? Questo argomento può essere utilizzato come propaganda per aizzare l’opinione pubblica contro il Nord Corea, ma a livello diplomatico spero davvero che la sua politica non si basi su queste supposizioni puerili e totalmente inaffidabili.
TA: i nord coreani hanno dimostrato di non volere alcun dialogo con il Giappone. Perchè dobbiamo essere sempre noi a tendere la mano? Con il nuvo presidente sudcoreano, Lee Myung bak abbiamo finalmenbte raggiunto un’intesa che riporta Seoul accanto al Giappone e agli USA nel tavolo delle trattative. Questo ha costretto Pyongyang a rivedere tutti i suoi programmi e a richiedere nuovi negoziati. La politica che abbiamo perseguito si è quindi rivelata giusta.
Quale è il punto del programma politico del Partito Democratico che sente più distante dal suo punto di vista?
TA: Hatoyama ha detto più volte che il Giappone non è un Paese solo per i giapponesi. Mi chiedo, allora, di chi debba essere.
© Piergiorgio Pescali
Il Giappone alle urne (30 agosto 2009)
Cambiare, ma non troppo. Questo e` il mantra con cui domenica 30 agosto, 103 milioni di giapponesi si recheranno alle urne per eleggere i deputati della Camera dei Rappresentanti. Tutti i sondaggi prevedono una storica sconfitta del Partito Liberal Democratico (PLD), che da 54 anni guida incontrastato la politica del Paese. Al suo posto dovrebbe subentrare il Partito Democratico Giapponese (PDG) di Yukio Hatoyama, a cui spettera` il difficile compito di traghettare la nazione fuori dalla melma economica e sociale in cui da almeno due decenni si e` impantantata. I Liberal Democratici, se da una parte sono stati artefici del boom economico del dopoguerra, hanno pero` consegnato il Giappone nelle mani di una burocrazia oppressiva che tutto controllava per evitare che la nazione potesse cadere nelle mani dei comunisti. In questo modo si e` venuto a creare un sistema diarchico che ha impedito ogni forma di sviluppo al di fuori dalle regole codificate, contribuendo ad anchilosare la nazione. Il fermento culturale e ideologico che negli anni Settanta aveva portato i giovani nipponici a contestare la societa` creata dai loro padri, sembra ormai essere stato assorbito da una totale mancanza di idee e di innovazione. Le nuove generazioni preferiscono adattarsi alle nuove mode provenienti dall`estero, piuttosto che proporre una vera alternativa che piu` si adatti alla propria struttura storica e culturale. Eppure e` proprio in questi momenti di crisi e di transizione che servirebbero nuove idee e movimenti innovativi. Makoto Kasuya, professore di Economia alla Tokyo University, mi dice che "sia la societa` che l`economia giapponese sono ancora modellate secondo lo stile degli anni Sessanta. Se le sovvenzioni statali e gli incentivi economici dovessero essere tagliati, circa la meta` delle aziende nazionali dovrebbe chiudere." L`apparato burocratico liberal democratico ha ormai preso il sopravvento su quello politico e per mantenere questo castello di sabbia, si e` innescato un dannosissimo sistema di lavori pubblici continui secondo cui piuttosto che migliorare cio` che gia` esiste, si preferisce costruire ex novo. Nella prefettura di Fukushima, ad esempio, i lavori per la costruzione di una strada che dovrebbe unire due province, si protraggono oramai da piu` di 140 anni! Il Keidanren, la Confindustria giapponese, e` naturalmente preoccupata del probabile crollo liberal democratico, con cui ha stabilito stretti rapporti di collaborazione. Nel 2007 il PLD ha ricevuto dall`associazione degli industriali ben 2,9 miliardi di yen (circa 230 milioni di euro) contro gli 80 milioni di yen dati al PDG. Nel suo ufficio di Tokyo, Fujio Mitarai, Amministratore della Canon e Presidente del Keidanren, non cela le sue simpatie per il PLD: "Il programma economico del Partito Democratico, affonderebbe definitivamente l`economia giapponese. Per realizzare solo parte di cio` che propongono, bisognerebbe impegnare il 3% del PIL nazionale. E` un`assurdita`". In effetti il manifesto proposto dai democratici sembra essere troppo ambizioso e, sotto certi versi, populista. La riduzione, ad esempio, delle emissioni dei gas serra del 25% entro il 2020 rispetto ai valori del 1990, che tanto preoccupa gli industriali, verrebbe attuata solo nel caso Cina, India e Stati Uniti, si impegneranno a fare altrettanto. "In pratica si tratta di pura propaganda elettorale. Tutti sappiamo che queste tre nazioni non hanno alcuna intenzione di ridurre in modo drastico i gas serra" afferma Kyoko Murakami, di Greenpeace Japan. Ma il problema piu` attuale per il Giappone e` l`invecchiamento della popolazione. Sono in molti a non riuscire piu` a sostenere le spese per il proprio programma pensionistico e il prossimo governo dovra` fronteggiare anche questo problema, associato al preoccupante aumento dei senzatetto, arrivati ormai a quota 40.000. Naoto Kan, presidente del PDG, ha pronta la soluzione: 200 euro al mese per ogni nuovo nato fino al compimento del quindicesimo anno di eta` associato alla gratuita` scolastica sino alla maturita`. Come fare a sostenere tali spese senza influire sul gia` enorme debito pubblico giapponese, arrivato pari al 180% del PIL e secondo al mono solo dopo quello dello Zimbabwe, rimane il grosso punto interrogativo del programma democratico. "Non dobbiamo dimenticare che gran parte dei democratici sono transfughi dal partito Liberal Democratico" spiega Kazue Shii, Segretario Generale del Partito Comunista Giapponese, che secondo i sondaggi dovrebbe raccogliere i voti dei lavoratori e divenire il terzo partito nazionale superando il Komeito, il movimento sostenuto dalla Sokka Gakkai. "Lo stesso fondatore del Partito Democratico, Ichiro Ozawa, in maggio e` stato costretto alle dimissioni per aver accettato fondi illeciti dalla Nishimatsu Construction per 21 milioni di yen (circa 190.000 euro)". Il Giappone domenica assistera` ad una svolta storica nella propria politica, ma, come Kazue Shii, sono in molti a dubitare che a questa svolta seguira` un reale cambiamento sociale ed economico.
© Piergiorgio Pescali
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Giappone : Il Paese che va alle elezioni (23 Agosto 2009)
Il 30 agosto, 103 milioni di giapponesi saranno chiamati alle urne per rinnovare la Camera dei Rappresentanti. L’attuale Primo Ministro, il cattolico Taro Aso, ha rimesso il proprio mandato dopo che, nel giugno scorso, il Partito Liberal Democratico (PLD) ha subito una pesantissima ed inaspettata sconfitta nelle elezioni lacali a Tokyo. La debacle della capitale sembra abbia avuto un disastroso effetto domino in tutto l’arcipelago, tanto che i sondaggi danno il Partito Democratico (PDG), attualmente all’opposizione, in netto vantaggio. Se la tendenza verrà confermata, il Giappone potrebbe raggiungere il giro di boa: dopo 54 anni di ininterrotto potere, i liberal democratici si troverebbero in minoranza in entrambe le assemblee della Dieta, dopo aver già perso la Camera Alta (l’equivalente del nostro Senato), nel 2007.
Difficilmente, però, l’avvicendamento del potere si tramuterà in una rivitalizzazione dell’economia e della società giapponese. Il PDG è stato fondato nel 1998 da fuoriusciti del PLD e la sua struttura rispecchia il partito da cui è nato, con il problema aggiunto di dover rappresentare uno spettro ideologico più ampio, raggruppando anche ex socialisti e socialdemocratici. Recentemente Ichiro Ozawa,storico fondatore del partito, si è dimesso dalla segreteria perché accusato di aver ricevuto illegalmente l’equivalente di 216.000 dollari dalla Nishimatsu Construction. Buon sangue non mente... Al suo posto è salito Yukio Hatoyama. Scherzi della storia, visto che il nonno di Yukio, Ichiro Hatoyama, nel 1954 costrinse l’allora Primo Ministro Shigeru Yoshida, nonno di Taro Aso, alle dimissioni. L’anno seguente i due rivali si accordarono per fondare un nuovo movimento: il Partito Liberal Democratico. Cinque decenni dopo il duello tra le famiglie si ripete, ma le attuali guide politiche devono fronteggiare una crisi più profonda ed una società sfiduciata senza avere le doti di leadership dei loro avi. Disincagliare la nave Giappone è un compito che negli ultimi anni solo Junichiro Koizumi è parzialmente riuscito a compiere, ma dopo aver miracolosamente privatizzato le poste giapponesi, si è arenato tra le pastoie della burocrazia. Ora il PDG vorrebbe riprendere il programma di Koizumi, come ci spiega Naoto Kan, Presidente dei democratici: “il sistema a cui guardiamo è quello inglese, dove il governo ha la superiorità sul partito di maggioranza e il Paese è governato da un sistema parlamentare anziché burocratico”.
Lo scetticismo con cui i giapponesi colgono un possibile avvicendamento al potere, è dimostrato dal 50% degli elettori ancora indecisi su chi dare la preferenza. Neppure i canali televisivi danno spazio ai dibattiti: l’unico programma a sfondo politico seguito dai telespettatori, è quello ideato, diretto e condotto dal genio dei cartoni animati, Hayao Miyazaki. E proprio la vivacità dei manga contrasta con una società vecchia e sclerotizzata che nulla ha a che vedere con lo stereotipo di un Giappone dinamico e alternativo che abbiamo in Europa. Una popolazione che invecchia rapidamente, testimone del boom economico degli anni Sessanta, sta lasciando il passo ad una generazione di giovani edonisti, poco inclini ai sacrifici. “Secondo le statistiche, nel 2040 andrò in pensione con il 35% del mio stipendio attuale” mi dice Arata, un giovane ingegnere di 25 anni che lavora alla Toyota “Non sarò in grado di mantenere neppure la mia famiglia, tanto vale godermi la vita adesso.” Pochi credono che le promesse di Yokio Hatoyama, se eletto, potranno essere mantenute: scuola gratuita sino alla maturità, assegni famigliari di 200 euro al mese per ogni nato fino al compimento del quindicesimo anno di età, obbligo di assunzione dei lavoratori part time, riduzioni delle emissioni dei gas serra del 25% entro il 2020 rispetto ai valori del 1990. “In un contesto economico dove il PIL nel 2009 calerà del 6%, la disoccupazione è al 5,4% e il debito pubblico è al 180% del PIL, come può un futuro Primo Ministro promettere piani di risanamento da 17 miliardi di yen?” si chiede Fujio Mitarai, Presidente del Keidanren e Amministratore della Canon, nel suo ufficio di Tokyo, ricordando che la cifra corrisponderebbe al 3% del PIL giapponese. “Basta eliminare gli sprechi della macchina pubblica e riformare l’amministrazione” gli risponde Masaharu Nakagawa, Ministro ombra delle Finanze del PDG dimenticando, forse, che negli anni Settanta i movimenti di protesta che avevano chiesto la riforma amministrativa furono tacciati di sovversione rivoluzionaria. Il Keidanren è fortemente legato al PLD: nel solo 2007 ha elargito fondi al partito di Taro Aso per 2,9 miliardi di yen, rispetto ai soli 80 milioni dati al PDG. In cambio le leggi varate dai governi liberal democratici in materia di sussidi per le industrie, hanno dell’incredibile: secondo la OECD (Organization For Economic Cooperation And Development) di Parigi, la metà delle compagnie ricevono sussidi per ricerche fittizie, non pagano tasse e ricevono incentivi a fondo perduto; in questo modo molte aziende lavorano in perdita senza che si faccia nulla per riformarle. I tempi dell’effervescenza intellettuale che hanno portato le arti scientifiche, letterarie e cinematografiche giapponesi a competere a livello mondiale, sembrano oramai lontani. Molti dei Premi Nobel scientifici hanno affermato che se non avessero avuto la posssibilità di effettuare le ricerche all’estero, non sarebbe stato possibile per loro conseguire i risultati ottenuti. “Abbiamo fondi e tecnologie sufficienti” mi dice Osamu Shimomura, Premio Nobel per la Chimica nel 2008, “Ciò che manca è la creatività individuale”. La stessa gioventù giapponese, dopo anni di vivacità intellettuale e voglia di cambiamenti, si è adagiata. Ai libri di Oe Kenzaburo si preferiscono quelli di Banana Yoshimoto, le giovani attrici si vestono e si comportano da bambine infantili e le università giapponesi sono degli enormi parcheggi per studenti in attesa di un posto di lavoro dove non si impara nulla di più di quanto si sia appreso nella scuola superiore. “In Giappone si diventa adulti quando ci si adatta alla società e da questa si è accettati.” spiega il sociologo Masaru Tamamoto, “I contestatori degli anni Settanta e Ottanta, del cui impegno sociale oggi avremmo bisogno per dare una scossa a questa decrepita società, sono stati emarginati.” Fuori dall’ufficio di Masaru Tamamoto mi imbatto in un paio di senzatetto: non chiedono nulla, si trascinano stancamente nel caldo soffocante dell’estate giapponese. Nelle statistiche sono solo due dei 40.000 senzatetto che oggi vivono per le strade delle città giapponesi.
© Piergiorgio Pescali
Difficilmente, però, l’avvicendamento del potere si tramuterà in una rivitalizzazione dell’economia e della società giapponese. Il PDG è stato fondato nel 1998 da fuoriusciti del PLD e la sua struttura rispecchia il partito da cui è nato, con il problema aggiunto di dover rappresentare uno spettro ideologico più ampio, raggruppando anche ex socialisti e socialdemocratici. Recentemente Ichiro Ozawa,storico fondatore del partito, si è dimesso dalla segreteria perché accusato di aver ricevuto illegalmente l’equivalente di 216.000 dollari dalla Nishimatsu Construction. Buon sangue non mente... Al suo posto è salito Yukio Hatoyama. Scherzi della storia, visto che il nonno di Yukio, Ichiro Hatoyama, nel 1954 costrinse l’allora Primo Ministro Shigeru Yoshida, nonno di Taro Aso, alle dimissioni. L’anno seguente i due rivali si accordarono per fondare un nuovo movimento: il Partito Liberal Democratico. Cinque decenni dopo il duello tra le famiglie si ripete, ma le attuali guide politiche devono fronteggiare una crisi più profonda ed una società sfiduciata senza avere le doti di leadership dei loro avi. Disincagliare la nave Giappone è un compito che negli ultimi anni solo Junichiro Koizumi è parzialmente riuscito a compiere, ma dopo aver miracolosamente privatizzato le poste giapponesi, si è arenato tra le pastoie della burocrazia. Ora il PDG vorrebbe riprendere il programma di Koizumi, come ci spiega Naoto Kan, Presidente dei democratici: “il sistema a cui guardiamo è quello inglese, dove il governo ha la superiorità sul partito di maggioranza e il Paese è governato da un sistema parlamentare anziché burocratico”.
Lo scetticismo con cui i giapponesi colgono un possibile avvicendamento al potere, è dimostrato dal 50% degli elettori ancora indecisi su chi dare la preferenza. Neppure i canali televisivi danno spazio ai dibattiti: l’unico programma a sfondo politico seguito dai telespettatori, è quello ideato, diretto e condotto dal genio dei cartoni animati, Hayao Miyazaki. E proprio la vivacità dei manga contrasta con una società vecchia e sclerotizzata che nulla ha a che vedere con lo stereotipo di un Giappone dinamico e alternativo che abbiamo in Europa. Una popolazione che invecchia rapidamente, testimone del boom economico degli anni Sessanta, sta lasciando il passo ad una generazione di giovani edonisti, poco inclini ai sacrifici. “Secondo le statistiche, nel 2040 andrò in pensione con il 35% del mio stipendio attuale” mi dice Arata, un giovane ingegnere di 25 anni che lavora alla Toyota “Non sarò in grado di mantenere neppure la mia famiglia, tanto vale godermi la vita adesso.” Pochi credono che le promesse di Yokio Hatoyama, se eletto, potranno essere mantenute: scuola gratuita sino alla maturità, assegni famigliari di 200 euro al mese per ogni nato fino al compimento del quindicesimo anno di età, obbligo di assunzione dei lavoratori part time, riduzioni delle emissioni dei gas serra del 25% entro il 2020 rispetto ai valori del 1990. “In un contesto economico dove il PIL nel 2009 calerà del 6%, la disoccupazione è al 5,4% e il debito pubblico è al 180% del PIL, come può un futuro Primo Ministro promettere piani di risanamento da 17 miliardi di yen?” si chiede Fujio Mitarai, Presidente del Keidanren e Amministratore della Canon, nel suo ufficio di Tokyo, ricordando che la cifra corrisponderebbe al 3% del PIL giapponese. “Basta eliminare gli sprechi della macchina pubblica e riformare l’amministrazione” gli risponde Masaharu Nakagawa, Ministro ombra delle Finanze del PDG dimenticando, forse, che negli anni Settanta i movimenti di protesta che avevano chiesto la riforma amministrativa furono tacciati di sovversione rivoluzionaria. Il Keidanren è fortemente legato al PLD: nel solo 2007 ha elargito fondi al partito di Taro Aso per 2,9 miliardi di yen, rispetto ai soli 80 milioni dati al PDG. In cambio le leggi varate dai governi liberal democratici in materia di sussidi per le industrie, hanno dell’incredibile: secondo la OECD (Organization For Economic Cooperation And Development) di Parigi, la metà delle compagnie ricevono sussidi per ricerche fittizie, non pagano tasse e ricevono incentivi a fondo perduto; in questo modo molte aziende lavorano in perdita senza che si faccia nulla per riformarle. I tempi dell’effervescenza intellettuale che hanno portato le arti scientifiche, letterarie e cinematografiche giapponesi a competere a livello mondiale, sembrano oramai lontani. Molti dei Premi Nobel scientifici hanno affermato che se non avessero avuto la posssibilità di effettuare le ricerche all’estero, non sarebbe stato possibile per loro conseguire i risultati ottenuti. “Abbiamo fondi e tecnologie sufficienti” mi dice Osamu Shimomura, Premio Nobel per la Chimica nel 2008, “Ciò che manca è la creatività individuale”. La stessa gioventù giapponese, dopo anni di vivacità intellettuale e voglia di cambiamenti, si è adagiata. Ai libri di Oe Kenzaburo si preferiscono quelli di Banana Yoshimoto, le giovani attrici si vestono e si comportano da bambine infantili e le università giapponesi sono degli enormi parcheggi per studenti in attesa di un posto di lavoro dove non si impara nulla di più di quanto si sia appreso nella scuola superiore. “In Giappone si diventa adulti quando ci si adatta alla società e da questa si è accettati.” spiega il sociologo Masaru Tamamoto, “I contestatori degli anni Settanta e Ottanta, del cui impegno sociale oggi avremmo bisogno per dare una scossa a questa decrepita società, sono stati emarginati.” Fuori dall’ufficio di Masaru Tamamoto mi imbatto in un paio di senzatetto: non chiedono nulla, si trascinano stancamente nel caldo soffocante dell’estate giapponese. Nelle statistiche sono solo due dei 40.000 senzatetto che oggi vivono per le strade delle città giapponesi.
© Piergiorgio Pescali
Giappone : Dopo le promesse servono i fatti (31 agosto 2009)
Ora che i Giapponesi hanno deciso di cambiare pagina punendo l’immobilismo politico del Partito Liberal Democratico, il Partito Democratico dovrà lavorare affinché le promesse fatte (tante e impegnative) si tramutino in fatti. I campi sotto osservazione sono essenzialmente tre: la riforma politico-amministrativa, il sistema sociale e l’economia. Naoto Kan, Presidente del PDG, ha già in mente un sistema che ricalca quello britannico per ridare supremazia della politica sulla burocrazia. Dal punto di vista sociale, invece, si guarda al modello scandinavo per alleviare le due principali piaghe che affliggono il Giappone: l’invecchiamento demografico e la riforma scolastica. Nel campo economico i giovani sono preoccupati per la forte disoccupazione (5,7%), mentre il sistema pensionistico, accanto a quello della sanità, sono temi maggiormente sentiti dalle generazioni più anziane. Il costo del programma democratico è stato valutato tra i 17 e i 25 miliardi di yen all’anno (il PIL giapponese è di 510 miliardi di yen). I fondi necessari per trasformare le intenzioni in azioni concrete dovrebbero essere attinti da un drastico ridimensionamento delle opere pubbliche e dell’apparato statale, ma sono in molti a dubitare che questo potrà essere messo in pratica. Secondo molti analisti economici, attuare questi punti del programma significa aumentare la disoccupazione e fermare la macchina Giappone. Inoltre i democratici, a differenza dei loro avversari, hanno promesso di non alzare le tassazioni al consumo per almeno 4 anni e, anzi, hanno dichiarato di voler diminuire le accise sui carburanti e eliminare i pedaggi autostradali. Questo fa a pugni con la politica ambientalista di Hatoyama, che vorrebbe limitare le emissioni di gas serra. In campo economico i limitati legami economici tra democratici e industriali farebbero ben sperare in riforme più severe e rivolte al rilancio della competitività. Hatoyama ha più volte ribadito la sua volontà di puntare sull’energia pulita e di avere intenzione di tagliare i sussidi alle aziende non redditizie. Tutto questo, molto probabilmente, non impedirà al Giappone di scendere al terzo posto nella classifica delle economie mondiali dopo Stati Uniti e Cina. Ed è proprio in campo della politica estera che il programma democratico rivela confusione. Dovendo far convergere le varie fazioni presenti nel movimento, Hatoyama è stato costretto a veri e propri equilibrismi oratori per non generare malcontento. Prima contrario alle missioni in Afghanistan, ora le appoggia. La sua invocazione ad una maggiore indipendenza del Giappone dagli Stati Uniti, si è trasformata in un generico “maggior rispetto in base ad un principio di egualitarismo”. Neppure la sua posizione verso l’Articolo 9 della Costituzione è chiaro, dovendo mediare tra la fazione di ex socialisti e ex socialdemocratici (favorevoli al mantenimento dell’articolo) e quella di ex liberal democratici (propensi ad un suo cambiamento). Il Partito Democratico ha meno di un anno per mostrare ai giapponesi i primi risultati del suo programma: nel 2010, infatti, gli elettori saranno richiamati alle urne per scegliere i rappresentanti della Camera Alta, attualmente a maggioranza democratica. Pur non essendo decisivo per la conduzione del Paese, il test sarà una prova di quanta fiducia i giapponesi ripongano verso il governo Hatoyama.
© Piergiorgio Pescali
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Taro Aso non visita Yasukuni per evitare polemiche pre elezioni (16 Agosto 2009)
Con le elezioni generali imminenti, Il Primo Ministro uscente giapponese Taro Aso quest’anno non si è recato al santuario shintoista di Yasukuni, dove si onorano, identificati uno per uno, i 2 milioni e mezzo di sudditi imperiali assunti a ruolo di kami, eroi divini, morti all’estero durante la fase di espansione della nazione in Asia. Tra di essi vi sono 14 ufficiali giapponesi riconosciuti colpevoli di crimini di guerra di classe A dal Tribunale Internazionale di Tokyo. Aso ha preferito evitare la visita ufficiale per “non trasformare chi ha sacrificato la propria vita in un tema elettorale”. Il 15 agosto, giorno della resa del Giappone, il premier giapponese ha preferito invece recarsi nel più “neutrale” cimitero nazionale di Chidorigafuchi, dove sono sepolte le spoglie anonime di 348.000 soldati giapponesi morti al di fuori dai confini nazionali. La mancata visita di Taro Aso, ha evitato che Cina e Corea del Sud protestassero formalmente verso il governo giapponese, rischiando così di aggravare la già precaria situazione del Partito Liberal Democratico, a cui Aso appartiene, dato per sconfitto dai sondaggi. Taro Aso ha comunque già omaggiato i caduti giapponesi di Yasukuni lo scorso aprile, suscitando polemiche non solo a Pechino e Seoul, ma anche tra la piccola comunità cattolica giapponese, essendo lui stesso cattolico. La Conferenza Episcopale locale ha da tempo denunciato la pratica di onorare i defunti a livello di kami che si perpetua a Yasukuni, ma una parte dei cattolici giapponesi, tra cui lo stesso Primo Ministro, si appella a due documenti emanati dal Vaticano negli anni Trenta e nel 1951, in cui, alla domanda se fosse lecito per un cattolico recarsi in un santuario shintoista per omaggiare i defunti, veniva risposto che se la visita era espressione di patriottismo e lealtà verso la propria nazione, poteva essere legittimata. “Il problema è che a Yasukuni i morti sono elevate al rango di dei e la dottrina cattolica insegna che nessun uomo può essere dio.” spiega padre William Grimm, direttore della rivista cattolica giappponese Katorikku Shimbun.
La stessa visita a Yasukuni prevede un rituale che non lascia adito a dubbi su come vengono visti i defunti: il rituale di abluzione (il corpo deve essere purificato da ogni impurità prima di apprestarsi all’incontro con i kami), è seguito dal battito di mani all’entrata del cortile interno per ottenere l’attenzione degli dei. Inoltre esiste il problema dei 14 criminali di guerra e della rivisitazione storica in chiave militarista e nazionalista che vede Yasukuni come centro nevralgico. Allo Yushikan, il museo del tempio, viene spiegato che il Giappone fu costretto ad entrare in guerra dalla politica imperialista delle potenze europee e degli Stati Uniti, liberando dal giogo dell’oppressione straniera, l’intera Asia orientale. E mentre la Resistenza cinese contro l’Armata Imperiale è descritta come “terrorista”, non viene espresso alcun rimorso per la colonizzazione, nessuna scusa per le vittime che questa ha prodotto.
Consapevoli che la rivisitazione della storia è solo il primo passo per ottenere ben altri risultati che potrebbero portare il Giappone a ridefinire il proprio ruolo nello scacchiere asiatico e del Pacifico, Cina e Corea del Sud cercano in tutti i modi di interrompere questo riflusso ideologico. In particolare Pechino, che è il più critico nei confronti di Tokyo per quanto riguarda Yasukuni, afferma di potersi dire soddisfatto se verranno rimossi i resti dei 14 criminali di guerra di classe A, onorati come divinità. Una richiesta che il prossimo Primo Ministro giapponese, chiunque sia, dovrà valutare.
© Piergiorgio Pescali
La stessa visita a Yasukuni prevede un rituale che non lascia adito a dubbi su come vengono visti i defunti: il rituale di abluzione (il corpo deve essere purificato da ogni impurità prima di apprestarsi all’incontro con i kami), è seguito dal battito di mani all’entrata del cortile interno per ottenere l’attenzione degli dei. Inoltre esiste il problema dei 14 criminali di guerra e della rivisitazione storica in chiave militarista e nazionalista che vede Yasukuni come centro nevralgico. Allo Yushikan, il museo del tempio, viene spiegato che il Giappone fu costretto ad entrare in guerra dalla politica imperialista delle potenze europee e degli Stati Uniti, liberando dal giogo dell’oppressione straniera, l’intera Asia orientale. E mentre la Resistenza cinese contro l’Armata Imperiale è descritta come “terrorista”, non viene espresso alcun rimorso per la colonizzazione, nessuna scusa per le vittime che questa ha prodotto.
Consapevoli che la rivisitazione della storia è solo il primo passo per ottenere ben altri risultati che potrebbero portare il Giappone a ridefinire il proprio ruolo nello scacchiere asiatico e del Pacifico, Cina e Corea del Sud cercano in tutti i modi di interrompere questo riflusso ideologico. In particolare Pechino, che è il più critico nei confronti di Tokyo per quanto riguarda Yasukuni, afferma di potersi dire soddisfatto se verranno rimossi i resti dei 14 criminali di guerra di classe A, onorati come divinità. Una richiesta che il prossimo Primo Ministro giapponese, chiunque sia, dovrà valutare.
© Piergiorgio Pescali
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