Non dimenticare la storia


Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen;

ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestierte.


Quando i nazisti vennero per i comunisti, io restai in silenzio;
non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici, rimasi in silenzio;
non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti, io non feci sentire la mia voce;
non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei, non protestai;
non ero un ebreo.
Quando vennero per me, non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

(Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller; Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984)



S-21 - Nella prigione di Pol Pot

S-21 - Nella prigione di Pol Pot
S-21; un romanzo storico, una narrazione viva e potente che porta il lettore in una struttura detentiva istituita dal regime degli Khmer Rossi, una prigione da cui pochi sono tornati, seppur segnati nel corpo e nello spirito, vivi.

IL CUSTODE DI TERRA SANTA - un colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa

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FESTIVAL FRANCESCANO 2014 - Rimini, piazza Tre Martiri,SABATO 27 SETTEMBRE - ORE 15.00 Presentazione del libro Il Custode di Terra Santa

INDOCINA - Un libro, una saggio, una guida per chi vuole approfondire

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Corea del Nord: l'esercito ago della bilancia


Con circa 1,1 milioni di effettivi, la Corea del Nord ha, formalmente, il quinto esercito più numeroso al mondo; ma il numero di soldati non è necessariamente direttamente proporzionale alla potenza militare. Le forze armate della Corea del Sud contano circa la metà dei militari rispetto al nord, ma dispongono di un equipaggiamento tecnico e un addestramento fisico decisamente superiore. Inoltre sul territorio sudcoreano stazionano 28.500 militari statunitensi che dispongono di arsenale nucleare. Da sempre, però, l’Esercito Popolare Coreano è l’organizzazione più importante della nazione. Fondato da Kim Il Sung durante la guerra anticoloniale, l’apparato militare è oggi anche (e soprattutto) una potenza economica. Suo il controllo della quasi totalità delle miniere carbonifere, la principale voce di export del paese, così come sue sono la Korea Mining Development Trading Corp., la Korea Ryongbong General Corp. e la Tanchon Commercial Bank. Avere un membro della famiglia nell’esercito, oltre che dare prestigio al nome, è una garanzia di sopravvivenza. Spesso le famiglie dei militari hanno diritto ai posti migliori nelle scuole, nei servizi pubblici e negli ospedali. I grandi nomi della politica nordcoreana escono quasi sempre dai ranghi dell’esercito, meglio se tra il loro albero genealogico figura qualche membro della guerriglia antigiapponese e della guerra di Corea. Choe Yong Rim, primo ministro della Corea del Nord, O il Ching, direttore del Dipartimento Affari Militari del Partito dei Lavoratori, Kim Yong Chun, uno dei vicepresidenti della potentissima Commissione Nazionale di Difesa e Ministro delle Forze Armate sotto Kim Jong Il, O Kuk Ryol, vicepresidente della Commissione Nazionale di Difesa ed ex Capo di Stato maggiore, hanno tutti parentele con commilitoni di Kim Il Sung.

Durante la leadership di Kim Jong Il, il potere dei militari si è fatto più incisivo e il Caro Leader ha diradato nel corso degli anni i riferimenti all’idea del Juche coniata da suo padre, proponendo al suo posto lo slogan del Seongun Jeongchi, prima i militari. Non è stato certamente un caso che il primo passo per ufficializzare la successore di Kim Jong Un, sia stata la promozione a daejang, generale a 4 stelle, avvenuta nel settembre 2010. Le mostrine guadagnate per meriti “famigliari”, però, non sarebbero certamente bastate al nuovo generale per guadagnarsi il rispetto dei più vecchi ufficiali. Ecco allora l’attacco all’isola sudcoreana di Yeonpyeong, bombardata dall’artiglieria nordcoreana il 23 novembre, appena due mesi dopo la promozione di Kim Jong Un. Coincidenza? In politica non esistono coincidenze e il confronto militare sarebbe stata una dimostrazione di forza del futuro leader nordcoreano verso i suoi potenziali nemici all’interno dell’esercito. La Seongun Jeongchi si è poi rafforzata proprio in occasione dei funerali di Kim Jong Il, quando il tutore di Kim Hong Un, Jang Song Taek, è stato mostrato per la prima volta dalla TV nordcoreana in alta uniforme. Una rassicurazione a tutti i vertici militari che la loro supremazia non verrà messa in discussione.


© Piergiorgio Pescali

Corea del Nord: Kim Jong Un 19-12-2011


“Un giovane deve sempre imparare da un anziano” dice un proverbio confuciano. In Nord Corea, dove la società non ha conosciuto lo sviluppo irruento delle nazioni limitrofe, il rispetto per le vecchie generazioni è ancora un caposaldo della cultura nazionale. Kim Jong Un, il “Grande Successore” del padre Kim Jong Il, non ha ancora trent’anni e sarà circondato da membri del partito ultrasessantenni e politicamente navigati. Risulta quindi evidente che il cammino del nuovo leader designato sarà alquanto tortuoso e difficile. Il rispetto se lo dovrà guadagnare sul campo, cercando appoggi sia all’interno del partito e tra il popolo, sia all’esterno del paese, tra la diplomazia internazionale. Già Kim Jong Il, salito al potere a 52 anni, era considerato un rampollo senza troppa esperienza ed ha impiegato tre anni prima di consolidare il suo potere. Kim Jong Un può solo vantare la discendenza della famiglia regnante e un grado di generale a quattro stelle guadagnato senza meriti militari. Logico, quindi, aspettarsi un lungo periodo di reggenza, forse a favore del cognato di Kim Jong Il, Jang Song-taek, attuale vice presidente della Commissione Nazionale di Difesa, l’organo più importante della nazione. La sorella di Kim Jong Il (e moglie di Jang Song-taek), Kim Kyong-hui, anche lei promossa a generale nel 2010, potrebbe invece appoggiare il nuovo leader nelle riforme economiche: nel 2010, infatti, a Pyongyang, Kyong-hui ha aperto un ristorante inaugurando la moda occidentale dei fast-food. Le scarne biografie pervenute di Kim Jong Un lo fanno nascere, nel 1983 o nel 1984 (anche la data di nascita è incerta), dalla terza moglie di Kim Jong Il: Ko Yong-hui. La caduta in disgrazia del fratellastro maggiore di Jong Un, Kim Jung Nam (accantonato dalla linea di successione dopo che era stato scoperto alla dogana nipponica mentre cercava di entrare in Giappone con un passaporto falso per andare a Tokyo Disneyland), avrebbe dato ai dirigenti nordcoreani solo tre anni per preparare l’avvicendamento. Troppo pochi perché si possa garantire al nuovo leader una dirigenza leale. Kim Jong Il aveva comunque già iniziato a predisporre il terreno quando, nell’ottobre 2010, venne annunciato per la prima volta nome di Kim Jong Un come erede del padre. Poco prima erano cominciate a cadere le prime teste del partito: prima il cambio radicale dei membri della Conferenza dei Delegati del Partito dei Lavoratori, poi il siluramento del vice capo dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale, Ryu Kyung, infine trenta membri del Partito dei Lavoratori della provincia di Nord Pyongan. Tutti sono stati rimpiazzati con uomini considerati fedeli a Kim Jong Un e favorevoli ad un cambio strutturale del sistema. Il nuovo leader nordcoreano avrebbe, difatti, studiato all’Istituto Internazione di Berna, acquisendo, assieme alla passione per l’NBA americana, nozioni economiche, politiche e di diritti umani assai diverse da quelle impartite in Corea del Nord. La speranza che Kim Jong Un continui il processo di riforme iniziato dal padre, sarebbe quindi reale.


© Piergiorgio Pescali

Corea del Nord, un paese in cambiamento


In queste settimane si è parlato tanto della Corea del Nord, un paese asiatico sconosciuto e poco visitato. Dal 1948, quando il padre-fondatore della nazione nordcoreana, Kim Il Sung, ha iniziato a sviluppare un’economia di stampo socialista, la parte a nord del 38° parallelo si è trovata a condividere la politica del Comecon e del blocco sovietico. Lo sviluppo economico della Corea del Nord, almeno sino alla metà degli anni Settanta, è stato sbalorditivo: un paese raso al suolo dai bombardamenti statunitensi tra il 1950 e il 1953, (quando le due Coree furono in guerra), seppe rialzarsi e ricostruirsi con le proprie mani, sino a diventare una nazione-modello per tutto il mondo socialista. Mentre, infatti, Seoul arrancava economicamente e faticava a trovare una democrazia politica, nel nord sorgevano università di altissimo livello, ospedali all’avanguardia, un’industria che continuava a segnare ritmi di sviluppo vertiginosi. L’espansione e il relativo benessere sociale non durarono, però, a lungo: le difficoltà dell’URSS e la glasnost di Gorbaciov con il successivo dissolvimento del blocco sovietico, lasciarono Pyongyang senza linfa vitale. Bloccati i rifornimenti petroliferi e le derrate alimentari, per i nordcoreani cominciò un lungo e drammatico declino. La serie di carestie che si abbatterono sul paese contribuirono a far crollare il livello di vita dei 22 milioni di abitanti, mentre al sud si assisteva ad uno sfrenato sviluppo di stampo ipercapitalista, con i chaebol (i megaconglomerati industriali) che si ingigantivano di giorno in giorno, inglobando tutte le branche economiche del paese. Basti pensare alla Hyundai, alla Samsung, all’LG che, oltre a produrre prodotti per cui sono famosi in occidente (auto, telefonici, elettrodomestici), hanno anche cantieri navali, villaggi turistici, catene alimentari, imprese edili… Oggi, la successione al governo di Kim Jong Il alla morte del padre Kim Il Sung, ha permesso alla Corea del Nord di avviare un lento e faticoso cammino di riforme: meritocrazia nelle fabbriche, concessioni di piccoli terreni agricoli alle singole famiglie, mercatini dei contadini in cui si possono vendere e comprare prodotti che lo stato non riesce a garantire. Nel contempo le aperture verso la Corea del Sud, con l’incontro dei due rispettivi presidenti e le riunioni delle famiglie divise dalla guerra, lasciano sperare ad un nuovo dialogo tra Pyongyang e Seoul. La morte del Grande Leader, avvenuta il 17 dicembre scorso, ha di nuovo creato incertezza nella regione. Alla guida del paese è stato chiamato il figlio, Kim Jong Un che, a soli 30 anni, è troppo giovane per conquistarsi il rispetto della potente lobby militare nordcoreana. E’ per questo che, con tutta probabilità, a Kim Jong Un sarà affiancato un “reggente”, lo zio Jang Song-taek, già numero due del regime. La formazione scolastica di Kim Jong Un, che ha studiato all’International School di Berna, lascia intendere che il padre aveva già predisposto la continuità delle aperture economiche e internazionali da lui avviate. Oggi entrare in Corea del Nord non è più così difficile come un tempo: Ogni anno sono circa 3.000 i turisti occidentali che visitano il paese. Sebbene i tour sono tutti attentamente controllati e “sigillati” (non è ancora possibile aggirarsi individualmente per le città), un viaggio in Corea del Nord è, dal punto di vista sociale, tra i più interessanti  che si possano effettuare. La tipica architettura da realismo socialista, i manifesti di propaganda, le fattorie collettive e la bellissima capitale Pyongyang, con i suoi viali, i parchi e il fiume Taedong che la attraversa, rappresentano immagini di un mondo destinato a scomparire, ma che, nel bene e nel male, ha rappresentato un pezzo di storia importantissimo per l’intera umanità. Le violazioni dei diritti umani (si pensa che in Nord Corea vi siano circa 200.000 prigionieri politici) rappresentano la principale preoccupazione delle organizzazioni umanitarie, ma anche su questo campo si sta assistendo ad un graduale cambiamento assieme a riforme religiose. Recentemente una delegazione della Santa Sede è stata nel paese visitando comunità cattoliche e a Pyongyang i cristiani della città possono frequentare le tre chiese (protestante, ortodossa e cattolica). Si sta anche parlando di riaprire un centro sociale in un quartiere disagiato della capitale diretto da un prete sudcoreano, già presente nel paese da diversi anni a periodi alterni.

© Piergiorgio Pescali

Corea del Nord: l'incognita del dopo Kim Jong Il e il futuro di Kim Jong Un (29-12-2011)


I nordcoreani che stanno omaggiando il Caro Leader Kim Jong Il nel freddo clima di Pyongyang, hanno ricevuto tazze di acqua calda per riscaldarsi: i media locali hanno specificato che la distribuzione è stata espressamente voluta da Kim Jong Un come segno di riconoscenza verso il proprio popolo. In un paese come la Corea del Nord, dove ogni parola, ogni azione, ogni atteggiamento è attentamente studiato per sottintendere risvolti politici e diplomatici, è emblematico che il primo gesto del nuovo leader designato, si rifaccia all’ultima volontà del padre. Prima di morire, infatti, Kim Jong Il, avrebbe dato ordine di distribuire pesce alla popolazione della capitale; il gesto di Kim Jong Un, quindi, non vuole essere solo un esempio di empatia verso i cuoi sudditi, ma una chiara dichiarazione di continuità politica. E non poteva essere altrimenti, almeno per i primi mesi. Subito dopo i funerali del Caro Leader, la Corea del Nord entrerà nel periodo più celebrato del secolo: il centesimo anniversario della nascita del Grande Leader e fondatore della patria, Kim Il Sung, che culminerà nell’aprile 2012. Fino ad allora non ci saranno scossoni nell’apparato statale: tutta la nazione sarà infatti impegnata nelle celebrazioni e la leadership, conscia di essere sotto i riflettori internazionali, dovrà mostrarsi unita e determinata nel confermare la promessa di creare una Corea del Nord “prospera e forte”. Certo è che, viaggiando nelle campagne, si fatica a credere alla propaganda del partito: i villaggi agricoli al di fuori delle cooperative modello fatte visitare alle delegazioni straniere, mostrano tutta la loro debolezza strutturale. La mancanza di un’adeguata rete di trasporti vanifica, in gran parte, i cospicui raccolti di cereali e crea livelli di vita fortemente discrepanti tra regione e regione. Le famiglie che abitano nelle aree di produzione agricola hanno un tenore di vita dignitoso e sicuramente migliore di quanto fosse alla fine degli anni Novanta, quando Kim Jong Il è salito al potere, mentre per chi vive nelle zone più isolate, il grado di benessere è ancora sotto la media nazionale, anche se la mortalità per denutrizione è ormai quasi del tutto scomparsa. Al confine tra la provincia di Hamgyon-Namdo e Yanggand-do, la neve è già alta ma poche sono le case adeguatamente riscaldate ed il cibo è razionato. Qui una famiglia media mangia una razione di mais con qualche verdura; la carne viene distribuita solo in occasioni speciali. Le scuole, un tempo fiore all’occhiello del regime, sono per la maggior parte del tempo, chiuse e gli ospedali mancano di medicine e di elettricità. Tutto questo ha incrementato la distanza tra ricchi e poveri, che si è resa ancora più evidente con la riforma monetaria del 30 novembre 2010 grazie alla quale 100 vecchi won oggi ne valgono uno. La nuova moneta, intesa a rallentare la diffusione del mercato nero, ha in realtà favorito gli speculatori nordcoreani e impoverito la popolazione rurale. Il risultato è che nell’inverno scorso si sono registrate le prime manifestazioni contro il regime. Pyongyang ha risposto con una certa pacatezza, evitando di reprimere le mobilitazioni e rimuovendo dai vertici di comando periferici i quadri di partito considerati più corrotti, cogliendo l’occasione per rimpiazzarli con membri considerati fedeli a Kim Jong Un e rafforzarne la successione.

Kim Jong Un dovrà comunque sudarsela, questa eredità. A differenza di suo padre, che è succeduto a Kim Il Sung a 52 anni dopo 14 anni di gavetta politica, il nuovo leader non ha ancora trent’anni e sino a pochi mesi fa era del tutto sconosciuto sulla scena nazionale e internazionale. Con tutta probabilità sarà lo zio acquisito Jang Song Taek, marito della sorella di Kim Jong Il, Kim Kyong Hui, a “proteggerlo” dai più navigati gerontocrati del partito e dell’esercito. La Tv di stato nordcoreana, ha mostrato per la prima volta Jang Song Taek, già numero due del partito sotto Kim Jong Il, con la divisa da generale rendere omaggio al defunto Caro Leader. Un segno che la politica seongun jeongchi (prima i militari) voluta dal Caro Leader, continuerà. Questo non significa che i Colloqui a Sei, interrotti nel 2008 e in procinto di essere rivitalizzati sotto Kim Jong Il, non ripartiranno: il nuovo leader ha voluto solo rassicurare le forze armate che continueranno ad avere un ruolo predominante nella vita del paese. Il traguardo di una Corea del Nord nucleare in grado di arrivare al tavolo delle trattative con gli Stati Uniti in posizione di forza per mutare l’armistizio del 1953 in un vero e proprio trattato di pace, sarà sempre una delle priorità del nuovo governo.


© Piergiorgio Pescali

Corea del Nord - In Corea del Nord 29-12-2011


E’ difficile raggiungere Changjin, nella provincia di Hamgyong Meridionale. Il viaggio in auto da Pyongyang, in questo rigido inverno, dura quattordici ore. Sebbene le temperature scendano a dieci gradi sotto lo zero, nei villaggi attorno alla città, il riscaldamento è quasi assente. E’ quindi un sollievo, per gli abitanti, scendere nelle miniere, dove la temperatura si mantiene costantemente sui 5 gradi sopra lo zero. Qui la capitale è lontana, e non solo geograficamente. Non si assistono alle scene di pianti collettivi ai funerali di Kim Jong Il. Gli abitanti di Changjin sono più interessati alle delegazioni commerciali cinesi e  sudcoreane che arrivano cercando di ottenere contratti per le estrazioni minerarie e che assicurano cinquantamila vecchi won al mese (circa 20 dollari) per dieci ore di lavoro al giorno, sei giorni su sette. E un chilo di riso al mercato nero costa tra i 4.000 e i 4.500 won. Inutile cercarlo nei negozi statali: le derrate alimentari fin qui non arrivano perché non ci sono i camion per trasportarlo. I raccolti, che secondo il rapporto del World Food Programme, negli ultimi anni in Corea del Nord hanno segnato un incremento medio dell’8%, rimangono nelle zone agricole, al sud e al centro del paese, dove la qualità di vita, rispetto agli anni Novanta, è notevolmente migliorata. Solo i nordcoreani che hanno la possibilità di commerciare con la Cina, arrivano sin qui per vendere di tutto: dalla carne al televisore 50 pollici della Samsung, anche se poi quasi mai lo si può accendere perché l’elettricità arriva un paio d’ore al giorno. Sono loro i nuovi ricchi, coloro che hanno sfruttato al meglio la riforma economica del 2002, che legalizzava in parte il commercio e la proprietà agricola privata, e quella finanziaria del novembre 2011, che ha costretto i nordcoreani a fare i conti con uno nuovo won forte cambiato 1 a 100 con la vecchia moneta. Le due trasformazioni hanno aumentato considerevolmente lo squilibrio sociale dei nordcoreani. Se a Pyongyang e nelle principali città del paese si riscontra un boom economico ed edilizio, dovuto anche ai festeggiamenti che si terranno nel 2012 per il centenario della nascita di Kim Il Sung, nelle campagne la popolazione fatica a reggere il passo del cambiamento. In città cominciano ad apparire anche le prime automobili private, dal 2008, quando è stato introdotto il servizio di telefonia mobile, sono 200.000 i nordcoreani che ora posseggono un cellulare e nei centri commerciali riservati ai cittadini che non posseggono valuta straniera, fanno capolino prodotti occidentali e vestiti di marca, fino a poco tempo fa acquistabili solo con dollari, euro o yen. Nei chioschi lungo le strade principali, vengono venduti hamburger, patatine fritte, mentre le nordcoreane impazziscono per le soap opera provenienti dalla Corea del Sud che, dopo un’attenta valutazione del censore, vengono venduti liberamente nei negozi. E’ proprio grazie a queste piccole rivoluzioni, in particolare i polpettoni melodrammatici, che i nordcoreani stanno cominciando a chiedersi quanto attendibile sia l’informazione data loro dai mezzi di comunicazione statali. I prodotti cinesi, che ormai invadono il mercato della nazione, inducono invece a far nascere un’altra mentalità nelle nuove generazioni, meno inclini a sottostare allo stoicismo della propaganda del partito. Si respira un rinnovato spirito di cambiamento che di anno in anno si rafforza sempre più nell’animo dei nordcoreani. Questa nuova visione economica e, non ultima, politica, è stata introdotta da Kim Jong Il, il leader che, nonostante l’immagine negativa fatta da numerosi analisti, ha comunque contribuito a smuovere il paese da un’impasse ideologica e sociale che avrebbe potuto essere mortale. Ne è testimonianza il complesso industriale di Kaesong, dove 48.000 lavoratori nordcoreani sono impiegati in 123 realtà produttive sudcoreane, mentre altre aziende straniere, tra cui la Coca Cola hanno appena firmato un contratto per la produzione della bevanda di Atlanta in Nord Corea. A breve nella capitale aprirà anche il primo negozio della catena Kentucky Fried Chicken che si aggiungerà alle già esistenti pizzerie e spaghetterie in stile italiano. Il successo di Kaesong ha indotto il governo nordcoreano a inaugurare un secondo esperimento innovativo, questa volta sull’esempio cinese. A Hwanggumpyong, al confine con la Cina, sta nascendo una zona ad economia speciale che dovrebbe risollevare il livello di vita dell’intera regione e stroncare il commercio illegale tra i due paesi. Kim Jong Un, figlio ed erede di Kim Jong Il, sembra intenzionato a perseguire la politica del padre con il beneplacito di Seoul. L’incontro con le due delegazioni sudcoreane avvenuto prima dei funerali del Caro Leader è un segnale positivo in questo senso, proveniente da entrambe gli attori. Sebbene non ufficialmente riconosciute dal governo sudcoreano, il fatto che Seoul abbia permesso ad gruppo “politico” guidato dalla moglie dell’ex presidente Kim Dae-jung, artefice assieme a Kim Jong Il del primo incontro al vertice tra le due nazioni nel 2000, di arrivare a Pyongyang, è segno della volontà di riaprire un dialogo che sembrava chiuso. La seconda delegazione, guidata dalla presidente della Hyundai, Hyun Jeong-eun, ribadisce il disegno di Kim Jong Un di continuare le aperture economiche del precedente governo. Naturalmente occorrerà aspettare tutto il 2012 per capire se effettivamente il nuovo leader riuscirà a mantenere il potere lasciatogli dal padre. Il non ancora trentenne Kim Jong Un, infatti, faticherà non poco a districarsi tra i meandri e i trabocchetti della complicata gerontocrazia nordcoreana. Fino a poco più di un anno fa pochi nella stessa Corea del Nord conoscevano addirittura il suo nome e l’inesperienza in campo politico e militare potrebbero farne facile preda dei più navigati e potenti generali dell’esercito. Per questo Kim Jong Il ha voluto affiancargli il genero, Jang Song Taek, “ripescato” dallo stesso Caro Leader nel marzo del 2006 dopo che, nel 2004 lo aveva allontanato dal potere per la sua crescente influenza sui militari. Sarà lui, assieme alla moglie Kim Kyong Hui, a fare da tutore al nuovo Leader Supremo. Il primo test interno a cui sarà chiamato Kim Jong Un, saranno le celebrazioni per il centesimo anniversario della morte del nonno, Kim Il Sung, fondatore della Repubblica Democratica Popolare di Corea. Secondo quanto più volte annunciato dalla propaganda, il 2012 dovrebbe essere l’anno in cui la Corea del Nord diverrebbe ufficialmente un «paese forte e prospero» dotato di armi nucleari. Gli oppositori di Kim Jong Un potrebbero rivalersi del mancato raggiungimento del traguardo economico per tentare di intaccare il centro del partito. In campo internazionale, invece, la nuova guida coreana dovrà far fronte alla coalizione Stati Uniti-Sud Corea-Giappone nei Negoziati a Sei, interrotti nel 2008 e in procinto di riaprirsi prima della scomparsa di Kim Jong Il. Da sempre Pyongyang, ha utilizzato l’arma nucleare per spingere Washington a firmare un trattato di pace che rimpiazzerebbe l’armistizio in vigore dal 1953. Il nuovo accordo permetterebbe al paese asiatico di veder affluire aiuti dall’Occidente e, soprattutto, nuovi programmi di sviluppo che innoverebbero la vetusta industria statale. Una riapertura dei negoziati potrebbe dare alla leadership di Kim Jong Un, un ulteriore appoggio dall’esterno garantendogli un futuro sicuro.


© Piergiorgio Pescali

Corea del Nord: le manifestazioni del 2012 indicatori della reale leadership

Le manifestazioni in Corea del Nord sono sempre state il fiore all’occhiello del regime. Migliaia di figuranti che marciano all’unisono cantando slogan lanciati dal regime, oppure ragazzi e ragazze che, muovendosi con una sincronizzazione meccanica,  si ricompongono fino a formare disegni di grande effetto. Per gli spettatori, questi raduni rappresentano uno svago nelle difficoltà quotidiane; per i turisti un esempio di come il senso di collettività si possa esprimere in forme artistiche. Ma per chi segue le vicende nordcoreane, l’interesse che rappresentano le oceaniche adunate, si focalizza non sulle parate, ma sui palchi che le dominano. Sono queste manifestazioni, sebbene siano intrise di propaganda, gli indicatori più attendibili e visibili di come si stia muovendo la leadership della nazione. Ogni persona ammessa al palco, è attentamente scelta dall’establishment, assieme al posto ad essa assegnato, all’abito indossato, agli slogan lanciati durante la sfilata. E’ questo il modo con cui la diplomazia nordcoreana comunica con il resto del mondo ancora prima di emettere comunicati ufficiali. L’esempio dell’ascesa di Kim Jong Un è, in questo senso, esemplare. Ancora il 18 settembre 2010, uno dei membri più vicini al governo nordcoreano, lo spagnolo Alejandro Cao de Benos de Le y Perez, investito da Pyongyang come Inviato Speciale del Comitato per le Relazioni Culturali con l’Estero, scriveva risentito a El Mundo che «Kim Jong Un è un perfetto sconosciuto sia per la popolazione, sia per le autorità della Corea del Nord (…). Se esistesse, non sarebbe mai accettato dal popolo e dall’esercito.» Nove giorni dopo lo sconosciuto Kim Jong Un venne promosso a generale a 4 stelle e il 9 ottobre 2010, la sua investitura ufficiale a erede di Kim Jong Il, veniva resa nota al mondo partecipando, accanto al padre, alle manifestazioni Arirang tenutesi allo Stato 1° Maggio. E’ quindi impossibile, anche per chi è vicinissimo alla nomenclatura nordcoreana, avere una visione d’insieme di ciò che sta accadendo all’interno del Palazzo. Ora bisognerà attendere il 15 aprile 2012 per verificare come stia evolvendo l’equilibrio di poteri a Pyongyang. Sarà, difatti, quel giorno che il partito celebrerà il centesimo anniversario della nascita di Kim Il Sung, nonno di Kim Jong Un e padre fondatore della Repubblica Democratica Popolare di Corea. Centinaia di giornalisti saranno presenti, altrettanti guarderanno le immagini della TV di stato per osservare la disposizione non tanto di Kim Jong Un, che continuerà a ricoprire la carica di Leader Supremo, quanto per vedere chi, delle cariche istituzionali dettate oggi dal Comitato per i Funerali di Kim Jong Il, sarà presente o assente e come verrà disposto rispetto al “centro” del potere.


© Piergiorgio Pescali

Corea del Nord: i costi della riunificazione


Proprio quando il Rodong Shinmun ha incoronato Kim Jong Un “leader supremo” definendolo altresì “sole del XXI secolo”, due delegazioni della Corea del Sud sono giunte a Pyongyang portando le loro condoglianze per la morte del padre. Sebbene entrambi i comitati non rappresentavano ufficialmente il governo sudcoreano, chi le guidava ha conosciuto e stimato Kim Jong Il. La prima delegazione era guidata da Lee Hee-ho, vedova dell’ex presidente Kim Dae-jung, il primo presidente della Corea del Sud ad aver incontrato il suo collega del nord, inaugurando la “sunshine policy”. La seconda era capeggiata da Hyun Jeong-eun, presidente del chaebol Hyundai, la principale azienda straniera ad avere investimenti al nord. L’incontro è importante perché rappresenta un primo segnale mandato dai due governi della penisola per una possibile reciproca cooperazione politica ed economica. Se Seoul non si ha impedito il viaggio al nord, Pyongyang ha permesso loro di incontrare Kim Jong Un. Per l’incontro con Kim Jong Il, avvenuto nel 2000, Kim Dae-jung è stato insignito del premio Nobel per la pace. La rappresentanza della Hyundai è l’unica delegazione economica che ha incontrato il nuovo leader, segno che la cooperazione tra la Corea del Nord e le compagnie sudcoreane, voluta da Kim Jong Il continuerà. Sono 123 le ditte sudcoreane che hanno stabilimenti di produzione al nord, impiegando 48.000 lavoratori nordcoreani solo nella zona di Kaesong. La Hyundai, inoltre, gestisce il complesso turistico di Kungansan, una zona particolarmente amata dalla mitologia coreana, portando ogni anno migliaia di turisti sudcoreani. Sull’esempio di Kaesong, recentemente Pyongyang ha deciso di aprire una zona ad economia speciale a Hwanggumpyong, vicino al confine cinese. Pechino vede di buon occhio queste mosse economiche. Sebbene una riunificazione tra Nord e Sud sembra ancora lontana, la Cina, come Giappone e Sud Corea, sta già pensando a preparare il terreno affinché questa avvenga nel modo più indolore possibile. Il costo della riunificazione, infatti sarà molto più alto di quello tra le due Germanie. Il reddito pro capite di un cittadino sudcoreano è tra le 15 e le 40 volte superiore a quello di un nordcoreano (la differenza tra un tedesco dell’ovest e dell’est nel 1990 era di 3 a 1). Inoltre le differenze culturali e ideologiche tra i due popoli si sono allargate durante i 60 anni di separazione. Tutto questo implica che i 24 milioni di nordcoreani avranno bisogno di un aiuto ben maggiore di quanto offerto ai 16 milioni di tedeschi orientali. Il pericolo di una riunificazione accelerata potrebbe mettere in pericolo gli equilibri regionali quanto una guerra.



© Piergiorgio Pescali

Corea del Nord: quale società lascia Kim Jong Il? 19-12-2011


Quale società lascia Kim Jong Il in eredità al suo successore? Da quando, nel 1994, ha preso formalmente il potere, il Grande Leader ha sempre dovuto mediare tra la potente casta dei militari, contraria a riforme troppo energiche, e la lobby degli economisti, favorevoli ad aperture più liberali. Il potere di Kim Jong Il, lungi dall’essere assoluto, si è sempre dovuto districare tra questi due estremi, con un certo sbilanciamento a favore dei secondi, favoriti anche dall’appoggio goduto da Cina, Corea del Sud e Giappone. Chi frequenta regolarmente la Corea del Nord, non può fare a meno di notare i drastici cambiamenti che Kim Jong Il ha voluto imprimere alla società sin dalla morte di suo padre, Kim Il Sung. L’economia del paese, sostanzialmente agricola, fatica comunque a trovare un equilibrio tra la produzione (sostanzialmente soddisfacente) e la distribuzione dei prodotti nella nazione. Nel rapporto di ottobre, i rappresentanti della Food and Agriculture Organization FAO e del World Food Programme (WFP), hanno segnalato un incremento della produzione agricola dell’8,5% annuo. Il governo, però, fatica a portare il raccolto nei negozi statali per mancanza di mezzi e di carburante. Il risultato è una grande disparità del livello di vita tra provincia e provincia a seconda di quanto lontani siano i centri di produzione. La privatizzazione di alcune attività agricole e l’apertura dei mercati autorganizzati dai contadini, non hanno prodotto i risultati aspettati e gran parte della popolazione nordcoreana fatica a procacciarsi cibo sufficiente. Le due rivalutazioni monetarie del 2002 e del 2009, hanno innalzato i prezzi dei beni commerciali sino a portare il costo di un chilo di riso a 5.000 won al kg (un salario medio si aggira sui 20.000 won al mese). Gli investimenti stranieri si concentrano nelle città: Pyongyang, la capitale, è oggi un pullulare di cantieri e il traffico nelle strade, se fino a pochi anni fa era inesistente, oggi comincia a diventare consistente. Con la recente legge emanata dal governo che permette anche ai privati di possedere un’automobile, il piano viario della città sta per essere rivoluzionato con la consulenza di esperti giapponesi. Per il 2012, centenario della nascita di Kim Il Sung, verrà aperto l’hotel Ryugyong, un mastodontico hotel scintillante, la cui costruzione era iniziata nel 1987 per poi essere interrotta nel 1992 a causa di mancanza di fondi, mentre in alcuni quartieri cittadini, sono sorti palazzi color pastello, una vera novità nell’architettura socialista nordcoreana. Società singaporeane e sudcoreane hanno costruito anche parchi a tema e lungo gli immensi viali delle principali città del paese, sorgono piccole bancarelle private che vendono hamburger, gelati, dolciumi. Ogni anno aumenta anche il numero di turisti e dei circuiti permessi. Anche le relazioni internazionali, pur tra alti e bassi, hanno segnato dei cambiamenti: le visite di delegazioni straniere si fanno sempre più numerose e si parla sempre con più insistenza di una visita di Hillary Clinton a Pyongyang per sbloccare i negoziati di pace e, di conseguenza, sul nucleare. Un segnale in questo senso è il permesso accordato da Pyongyang alla Coca Cola di avviare una fabbrica in Nord Corea e alla Kentucky Fried Chicken di aprire una catena di negozi nelle principali città del paese.


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