Non dimenticare la storia


Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen;

ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestierte.


Quando i nazisti vennero per i comunisti, io restai in silenzio;
non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici, rimasi in silenzio;
non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti, io non feci sentire la mia voce;
non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei, non protestai;
non ero un ebreo.
Quando vennero per me, non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

(Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller; Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984)



S-21 - Nella prigione di Pol Pot

S-21 - Nella prigione di Pol Pot
S-21; un romanzo storico, una narrazione viva e potente che porta il lettore in una struttura detentiva istituita dal regime degli Khmer Rossi, una prigione da cui pochi sono tornati, seppur segnati nel corpo e nello spirito, vivi.

IL CUSTODE DI TERRA SANTA - un colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa

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FESTIVAL FRANCESCANO 2014 - Rimini, piazza Tre Martiri,SABATO 27 SETTEMBRE - ORE 15.00 Presentazione del libro Il Custode di Terra Santa

INDOCINA - Un libro, una saggio, una guida per chi vuole approfondire

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Cuba: come Fidel divenne Fidel - La Baia dei Porci



Il 17 marzo 1959, pochi mesi dopo la vittoria di Fidel Castro, un documento della CIA metteva in guardia il governo americano sull’ «incoraggiamento di complotti rivoluzionari contro i “dittatori” (tra virgolette nell’originale, ndr) (…) di Repubblica Dominicana, Haiti, Nicaragua e Paraguay». Era la prima di una serie di accuse mirate a rovesciare il governo dell’isola, sempre più recalcitrante ad accettare i “consigli” di Washington. Nel 1960, nel pieno della crisi tra USA e URSS riguardo l’aereo spia americano U-2, intercettato e abbattuto a Sverdlosk, Castro nazionalizzò le raffinerie di petrolio, le piantagioni di canna da zucchero e le compagnie elettriche che, per la maggioranza, appartenevano a uomini d’affari americani. Fu allora che la CIA, con l’avvallo del presidente Eisenhower, pensò di intervenire direttamente per abbattere il governo de L’Avana. Il 18 gennaio 1960 venne creata la Western Hemisphere Division Branch 4, o WH/4, che avrebbe dovuto dirigere le azioni cubane. I 40 uomini di cui si componeva la sezione, di cui 20 erano a L’Avana e 2 a Santiago di Cuba, aumentarono sino a divenire 588 il 16 aprile 1961, la vigilia dell’assalto alla Baia dei Porci. Secondo i piani originari, nessun riferimento avrebbe dovuto ricondurre l’attacco al governo degli Stati Uniti o a qualsiasi organizzazione ad esso collegata. Nel Memorandum redatto per il presidente Kennedy dal suo consigliere più fidato, Arthur Schlesinger, il 10 aprile 1961, ad una probabile domanda effettuata in conferenza stampa sul possibile coinvolgimento di Washington su eventuali tentativi di ribaltamento del governo a Cuba, Kennedy avrebbe dovuto testualmente rispondere: «Io posso assicurare che il governo USA non ha intenzione di usare la forza per spodestare Castro». Il presidente seguì i consigli di Schlesinger, non solo con la stampa, ma anche con Nikita Khrushchev; il 18 aprile, mentre era in corso l’invasione nell’isola, scrisse al Segretario del PCUS che «…gli USA non intendono effettuare interventi militari a Cuba.»
Per nascondere la mano del grande burattinaio, il WH/4 cominciò a reclutare cubani sia sul loro territorio patrio, sia tra gli esiliati residenti a Miami. Non si badò certo a spese: venne organizzato un Frente Revolucionario Democratico che agiva sotto la parola d’ordine «Restauriamo la Rivoluzione», si fondarono periodici, una radio (Radio Swan), una televisione in lingua spagnola, una collana di fumetti comici aventi come soggetto Fidel Castro, una compagnia aerea e una marittima. Panama, Guatemala e Nicaragua acconsentirono che la CIA installasse aeroporti, basi navali e campi di addestramento sui loro territori e nell’agosto 1960 il piano fu presentato a Eisenhower che lo lasciò in eredità al suo successore, Kennedy, assieme al suo costo esorbitante: quasi 50 milioni di dollari.



Fidel Castro mentre fuma un sigaro durante il primo incontro con due senatori a Cuba, 29 settembre 1974 - ©AP


Durante la notte tra il 16 e il 17 aprile 1961, 1511 uomini armati di fucili automatici Browning, mitragliatrici, mortai, lanciarazzi, lanciafiamme, 5 carri armati M-41, 12 carri pesanti ed altri mezzi militari leggeri, cominciarono a sbarcare nella Baia dei Porci, mentre altri 177 vennero paracadutati sull’isola. Secondo il Programm of Covert Action Against the Castro Regime redatto dalla CIA, questi uomini «si sarebbero dovuti congiungere con un gruppo di dissidenti cubani nascosti in tre aree di Cuba: Piper del Rio, Escambray e la Sierra Maestra» per convergere su L’Avana preceduti da assalti aerei. La riuscita del piano era data per scontata, tanto che Schlesinger aveva già avvertito Kennedy di «pensare immediatamente ad un uomo sufficientemente scaltro, aggressivo e influente da mandare a L’Avana come ambasciatore USA ed essere sicuri che il nuovo regime vari un programma socialmente progressista.»
La Baia dei Porci si rivelò, invece, un fallimento su tutti i fronti che venne analizzato da Lyman Kirkpatrick nel rapporto Inspector General Survey: alla base dello smacco, secondo il documento, stava «la riduzione a ruolo di marionette dei leaders cubani in esilio, (…) la scarsa competenza delle persone messe al comando dell’operazione, (…) la mancanza di informazioni affidabili sulla reale situazione cubana» e, soprattutto, l’impossibilità di «sostenere un’organizzazione di resistenza sotto favorevoli condizioni». Le conseguenze dell’abortito colpo di stato, secondo la CIA avrebbero portato «Castro ad essere più forte che mai. (…) A lui verrà dato pieno appoggio politico e materiale dal Blocco comunista (…). Noi pensiamo- concludeva il rapporto –che il Blocco comunista possa decidere di appoggiare ancor più la causa del Pathet Lao in Laos». L’innesco dato da Cuba servì, infatti, a incendiare la situazione in Sud Est Asiatico che, di lì a poco, sarebbe diventata il nuovo incubo americano.

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Cuba: l'isola che cambia (aprile 2012)


La visita del papa a Cuba, ha riproposto, così come era stato per il viaggio di Giovanni Paolo II, il tema dello sviluppo delle società socialiste e dei diritti umani in America Latina. Già nel 1998 si era notata una forte sintonia tra papa Wojtyla e Fidel Castro. Quest’anno si è assistito ad ulteriore passo: l’interesse del Grande Conducador verso la dottrina cristiana. Durante il colloquio con papa Ratzinger, Fidel ha voluto approfondire aspetti della vita religiosa, confessando un suo avvicinamento verso la fede. Già alunno presso un istituto scolastico gestito dai Gesuiti, Castro ha diretto per più di quattro decenni la nazione caraibica secondo uno stile più cooperativistico che socialista. La proprietà privata non è mai stata interamente abolita e, a differenza di quanto accaduto in Unione Sovietica, Cina, Vietnam e Corea del Nord, l’iniziativa individuale ha sempre avuto un peso importante nell’economia nazionale. La stessa Chiesa, pur limitata nelle sue libertà e nella predicazione, non ha mai subito le dure repressioni cui era oggetto nel blocco socialista europeo ed asiatico. Il sistema sanitario cubano, inoltre, si è sempre mostrato tra i più avanzati dell’America Latina, tanto che sono numerosi gli istituti di ricerca europei ed italiani che hanno mantenute strette collaborazioni con L’Avana.

Lo stesso confronto di Cuba con l’area geografica in cui è inserita (l’America Latina), dimostra che il regime è riuscito a garantire uno sviluppo economico e umano non eguagliato da altre nazioni: secondo le stesse Nazioni Unite, Cuba vanta il miglior (ISU) Indice di Sviluppo Umano di tutto il continente dopo l’Uruguay.

Del resto, una delle maggiori fonti di ricchezza del governo cubano, è data dal turismo. La rigogliosità della natura, la bellezza delle città (L’Avana, Cienfuegos, Camaguey e Trinidad sono iscritte al Patrimonio Mondiale dell’Unesco) e le spiagge della costa atlantica, fanno dell’isola una delle mete più richieste dei viaggi sia vacanzieri, culturali e socio-politici. Questa varietà di interessi, sommata al fatto che il turista può girare liberamente per l’intera nazione, porta inevitabilmente la popolazione cubana al contatto con lo straniero, non necessariamente a favore del regime, creando nel cubano un senso anche fortemente critico nei confronti del proprio governo. Gli oppositori al regime, infatti, crescono di giorno in giorno ed ora non debbono più necessariamente imbarcarsi in bagnarole verso la Florida, per esprimere la propria contrarietà alle scelte del successore di Fidel, il fratello Raul. La principale voce del dissenso cubano, è la famosa blogger Yoani Sanchez che, tra mille difficoltà e peripezie, continua ad aggiornare il suo blog raccontando le difficoltà quotidiane che incontra. Il bloqueo, l’embargo degli Stati Uniti contro Cuba, è la principale, anche se non l’unica, causa della difficoltà che gli isolani incontrano nel procurarsi generi di prima necessità. Il razionamento costringe molte famiglie a cercare rifugio nel mercato nero, dilapidando i propri risparmi. Papa Benedetto XVI ha condannato le sanzioni imposte da Washington che, come spesso accade, colpiscono più la gente comune che il governo a cui sono dirette. Al tempo stesso, ha però chiesto a Raul Castro di allentare la morsa sui diritti umani, nota dolente non solo dell’attuale regime, ma dei governi che si sono succeduti nella dirigenza dell’isola nei secoli passati. La massiccia partecipazione di fedeli alle messe di L’Avana e Santiago de Cuba in piazze occupate dalle manifestazioni di partito, e l’incontro con Fidel, dimostra che nel paese sta creandosi una nuova idea di collaborazione tra governo e Chiesa che potrebbe portare Cuba ad una nuova rinascita.


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Cuba: 40 anni dopo la Baia dei Porci (2001)


Il 17 marzo 1959, pochi mesi dopo la vittoria di Fidel Castro, un documento della CIA metteva in guardia il governo americano sull’ «incoraggiamento di complotti rivoluzionari contro i “dittatori” (tra virgolette nell’originale, ndr) (…) di Repubblica Dominicana, Haiti, Nicaragua e Paraguay». Era la prima di una serie di accuse mirate a rovesciare il governo dell’isola, sempre più recalcitrante ad accettare i “consigli” di Washington. Nel 1960, nel pieno della crisi tra USA e URSS riguardo l’aereo spia americano U-2, intercettato e abbattuto a Sverdlosk, Castro nazionalizzò le raffinerie di petrolio, le piantagioni di canna da zucchero e le compagnie elettriche che, per la maggioranza, appartenevano a uomini d’affari americani. Fu allora che la CIA, con l’avvallo del presidente Eisenhower, pensò di intervenire direttamente per abbattere il governo de L’Avana. Il 18 gennaio 1960 venne creata la Western Hemisphere Division Branch 4, o WH/4, che avrebbe dovuto dirigere le azioni cubane. I 40 uomini di cui si componeva la sezione, di cui 20 erano a L’Avana e 2 a Santiago di Cuba, aumentarono sino a divenire 588 il 16 aprile 1961, la vigilia dell’assalto alla Baia dei Porci. Secondo i piani originari, nessun riferimento avrebbe dovuto ricondurre l’attacco al governo degli Stati Uniti o a qualsiasi organizzazione ad esso collegata. Nel Memorandum redatto per il presidente Kennedy dal suo consigliere più fidato, Arthur Schlesinger, il 10 aprile 1961, ad una probabile domanda effettuata in conferenza stampa sul possibile coinvolgimento di Washington su eventuali tentativi di ribaltamento del governo a Cuba, Kennedy avrebbe dovuto testualmente rispondere: «Io posso assicurare che il governo USA non ha intenzione di usare la forza per spodestare Castro». Il presidente seguì i consigli di Schlesinger, non solo con la stampa, ma anche con Nikita Khrushchev; il 18 aprile, mentre era in corso l’invasione nell’isola, scrisse al Segretario del PCUS che «…gli USA non intendono effettuare interventi militari a Cuba.»

Per nascondere la mano del grande burattinaio, il WH/4 cominciò a reclutare cubani sia sul loro territorio patrio, sia tra gli esiliati residenti a Miami. Non si badò certo a spese: venne organizzato un Frente Revolucionario Democratico che agiva sotto la parola d’ordine «Restauriamo la Rivoluzione», si fondarono periodici, una radio (Radio Swan), una televisione in lingua spagnola, una collana di fumetti comici aventi come soggetto Fidel Castro, una compagnia aerea e una marittima. Panama, Guatemala e Nicaragua acconsentirono che la CIA installasse aeroporti, basi navali e campi di addestramento sui loro territori e nell’agosto 1960 il piano fu presentato a Eisenhower che lo lasciò in eredità al suo successore, Kennedy, assieme al suo costo esorbitante: quasi 50 milioni di dollari.

Durante la notte tra il 16 e il 17 aprile 1961, 1511 uomini armati di fucili automatici Browning, mitragliatrici, mortai, lanciarazzi, lanciafiamme, 5 carri armati M-41, 12 carri pesanti ed altri mezzi militari leggeri, cominciarono a sbarcare nella Baia dei Porci, mentre altri 177 vennero paracadutati sull’isola. Secondo il Programm of Covert Action Against the Castro Regime redatto dalla CIA, questi uomini «si sarebbero dovuti congiungere con un gruppo di dissidenti cubani nascosti in tre aree di Cuba: Piper del Rio, Escambray e la Sierra Maestra» per convergere su L’Avana preceduti da assalti aerei. La riuscita del piano era data per scontata, tanto che Schlesinger aveva già avvertito Kennedy di «pensare immediatamente ad un uomo sufficientemente scaltro, aggressivo e influente da mandare a L’Avana come ambasciatore USA ed essere sicuri che il nuovo regime vari un programma socialmente progressista.»

La Baia dei Porci si rivelò, invece, un fallimento su tutti i fronti che venne analizzato da Lyman Kirkpatrick nel rapporto Inspector General Survey: alla base dello smacco, secondo il documento, stava «la riduzione a ruolo di marionette dei leaders cubani in esilio, (…) la scarsa competenza delle persone messe al comando dell’operazione, (…) la mancanza di informazioni affidabili sulla reale situazione cubana» e, soprattutto, l’impossibilità di «sostenere un’organizzazione di resistenza sotto favorevoli condizioni». Le conseguenze dell’abortito colpo di stato, secondo la CIA avrebbero portato «Castro ad essere più forte che mai. (…) A lui verrà dato pieno appoggio politico e materiale dal Blocco comunista (…). Noi pensiamo- concludeva il rapporto –che il Blocco comunista possa decidere di appoggiare ancor più la causa del Pathet Lao in Laos». L’innesco dato da Cuba servì, infatti, a incendiare la situazione in Sud Est Asiatico che, di lì a poco, sarebbe diventata il nuovo incubo americano. Oggi Castro festeggerà solennemente il 40°anniversario della sconfitta di Washington che gli è valso, come ripicca, un embargo assurdo e ingiusto che dura tutt’oggi.


Copyright © Piergiorgio Pescali