Non dimenticare la storia


Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen;

ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestierte.


Quando i nazisti vennero per i comunisti, io restai in silenzio;
non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici, rimasi in silenzio;
non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti, io non feci sentire la mia voce;
non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei, non protestai;
non ero un ebreo.
Quando vennero per me, non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

(Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller; Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984)



S-21 - Nella prigione di Pol Pot

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S-21; un romanzo storico, una narrazione viva e potente che porta il lettore in una struttura detentiva istituita dal regime degli Khmer Rossi, una prigione da cui pochi sono tornati, seppur segnati nel corpo e nello spirito, vivi.

IL CUSTODE DI TERRA SANTA - un colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa

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FESTIVAL FRANCESCANO 2014 - Rimini, piazza Tre Martiri,SABATO 27 SETTEMBRE - ORE 15.00 Presentazione del libro Il Custode di Terra Santa

INDOCINA - Un libro, una saggio, una guida per chi vuole approfondire

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Visualizzazione post con etichetta Cina - 2006. Mostra tutti i post
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Shanghai

Tutto ciò che per la Cina rappresenta il futuro, per Shanghai è il presente. Fin dal XVIII secolo, quando gli emissari della Compagnia delle Indie intuirono che l’allora minuscolo porto alla foce dello Yangtze avrebbe potuto divenire il centro nevralgico di tutti i commerci con l’Impero di Mezzo, la città ha anticipato ogni fase della storia cinese attirando su di sé elogi e biasimi. Shanghai non lascia alcuna via di mezzo: o è la Parigi dell’Oriente o ne è la prostituta, dipende da che prospettiva la si osserva. Dall’inizio del Novecento ha sempre esemplificato un punto di arrivo ed uno di partenza: un punto d’arrivo per i contadini in cerca di un lavoro nelle fabbriche che permettesse loro di contribuire al mantenimento del nucleo famigliare, un punto di partenza per gli europei, che da Shanghai intendevano risalire lo Yangtze e conquistare l’intera Cina con le loro merci e le loro religioni. Dopo la rivoluzione Shanghai è stata il trampolino di lancio per inerpicarsi lungo la scala gerarchica del Partito Comunista: la Banda dei Quattro aveva qui il quartier generale mentre Chiang Ching metteva in scena le sue opere teatrali, qui è stata fondata la prima Comune, Jiang Ze Min e Zhu Rong Ji sono stati sindaci della città prima di divenire rispettivamente Segretario Generale del PCC e Primo Ministro. Oggi Shanghai è la città-modello a cui tutta la Cina guarda. E non solo la Cina: Kim Jong Il, leader della Corea del Nord, ha visitato Shanghai nel 1983 e nel 2001 per verificare la possibilità di adattare l’esempio di sviluppo avuto dalla città al suo Paese. «Shanghai ha subito cambiamenti cataclismici» è stata la sua affermazione una volta tornato in patria. Nulla di più appropriato per descrivere lo sviluppo di una metropoli di 14 milioni di abitanti (16 se si aggiungono i pendolari giornalieri) il cui aspetto sociale, culturale, architettonico si trasforma continuamente a ritmi tra i più elevati al mondo. Basta andare lungo il Bund e guardare il futuristico skyline di Pudong, sull’altra riva del Huang Pu, per accorgersi di come Shanghai stia stravolgendo il concetto di edilizia e architettura. Lo Shanghai Shimao Building che, una volta ultimato dovrebbe divenire l’edificio più alto al mondo sarà solo uno dei duemila grattacieli in progetto per i prossimi anni e che si aggiungeranno ai tremila già esistenti. Nel 2010 la città ospiterà l’Expo e nello stesso anno verrà inaugurato il terzo parco Disneyland asiatico dopo quello di Tokyo e di Hong Kong. Siamo lontani anni luce dall’austerità maoista che voleva costruire un mondo fatto più per i poveri che per i ricchi ed in cui le leggi erano varate per distribuire la ricchezza e proteggere il più debole. Ma «l’illusionista più bravo è quello che ti spiega come funzionano i suoi trucchi però ti fa ancora credere alla magia» afferma Anchee Min, scrittrice di fama internazionale. Ed anche a Shanghai tutta l’opulenza messa in mostra ha un costo. «Il divario tra città e campagne risulta palese, ma i calmieratori sociali introdotti dal governo hanno limitato il gap. Shanghai ha costruito nove città satelliti che potranno fungere da delocalizzazione per l’industria pesante e valvola di sfogo per le eccedenze delle campagne» spiega Alessandro Arduino, responsabile dell’Ufficio Economico del Consolato Italiano di Shanghai. Alla Huxinting Tea House, la casa da tè più famosa della città, Xiao-fang mi serve tè “Made in India” nel suo qipao. Lei, contadina, si è trasferita a Shanghai per studiare e per mantenersi agli studi ha fatto un po’ di tutto: dalla cubista alla accompagnatrice per uomini d’affari occidentali. «Shanghai è corrotta e virtuosa, di sinistra e di destra, tollerante e repressiva» rammenta William Ellis, giornalista americano. Da sempre Shanghai è riuscita sempre a mantenere viva quella sua peculiarità borghese che la contraddistindingue da ogni altra città cinese: nella notte del 25 maggio 1949, quando le truppe di Mao Zedong occuparono senza colpo ferire le strade di Shanghai, la radio trasmise per l’intera nottata non canti rivoluzionari o eclatanti proclami, ma la Quinta Sinfonia di Beethoven. Ed oggi, nel quartiere di Huaihai Zonglu, il minuscolo edificio dove venne fondato nel 1921 il Partito Comunista Cinese, è schiacciato e sopraffatto dalle costruzioni moderne degli uffici finanziari delle multinazionali. «Oramai lo spirito socialista che animava la Cina fino ad una ventina d’anni fa è solo un ricordo. Rido quando qualcuno parla della Cina come se fosse ancora un Paese comunista. In certi aspetti è più capitalista di molti Paesi europei o del Giappone.» ammette Chris Borch, Presidente della Micro-Mechanics Ltd di Singapore che nel giugno del 2004 aprirà uno stabilimento ipertecnologico da 2,5 milioni di dollari USA. Il potenziamento delle industrie ITC (Information and Communication Technology), che assieme a quelle finanziarie sono alla base dello sviluppo di Shanghai per il prossimo decennio, hanno dato ai cinesi tutte le opportunità per sviare i residui di censura che ancora sono ufficialmente in vigore. E loro ne fanno largo uso, specialmente a Shanghai. «Non dovete sorprendervi dei cambiamenti repentini di noi cinesi» spiega Meiping Liang, professoressa di Economia alla Fudan University; «voi emanate leggi per correggere la natura umana, noi vogliamo solo seguirla».

© Piergiorgio Pescali