Non dimenticare la storia


Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen;

ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestierte.


Quando i nazisti vennero per i comunisti, io restai in silenzio;
non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici, rimasi in silenzio;
non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti, io non feci sentire la mia voce;
non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei, non protestai;
non ero un ebreo.
Quando vennero per me, non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

(Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller; Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984)



S-21 - Nella prigione di Pol Pot

S-21 - Nella prigione di Pol Pot
S-21; un romanzo storico, una narrazione viva e potente che porta il lettore in una struttura detentiva istituita dal regime degli Khmer Rossi, una prigione da cui pochi sono tornati, seppur segnati nel corpo e nello spirito, vivi.

IL CUSTODE DI TERRA SANTA - un colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa

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FESTIVAL FRANCESCANO 2014 - Rimini, piazza Tre Martiri,SABATO 27 SETTEMBRE - ORE 15.00 Presentazione del libro Il Custode di Terra Santa

INDOCINA - Un libro, una saggio, una guida per chi vuole approfondire

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Visualizzazione post con etichetta Giappone - Fukushima. Mostra tutti i post
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La Disinformazione – La falsa mappa della radioattività rilasciata nell’oceano dalla centrale di Fukushima


Numerosi siti che si occupano dell’incidente alla centrale nucleare di Fukushima continuano a pubblicare mappe su mappe per evidenziare l’aumento della radioattività nell’Oceano Pacifico. Una delle mappe più utilizzate è quella nel NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration, l’agenzia federale statunitense che monitora lo stato degli oceani e dell’atmosfera.
La didascalia che compare sovrapposta (e non a margine) alla mappa cita testualmente: “Japan (Tohoku) tsunami, March 11, 2011 – Maximun wave amplitudes – NOAA Center for Tsunami Research” (Tsunami del Giappone (Tohoku) dell’11 marzo 2011 – Massima ampiezza dell’onda)


Si tratta, quindi di una mappa che mostra l’intensità dell’onda dello tsunami sprigionatasi dal terremoto dell’11 marzo 2011 nell’Oceano Pacifico. I colori, dal nero di fronte alle coste giapponesi, degradano sempre più al giallo e all’arancione man mano l’onda si avvicina alle coste del continente americano per l’attenuarsi dell’onda.
Fin qui nulla di strano: quella del NOAA è una delle tante cartine che sono circolate e che ancora oggi circolano per mostrare la potenza di un evento naturale catastrofico come quello del 2011.
Le cose cambiano, però, quando questa stessa mappa viene ripresa da centinaia di siti più o meno scientifici e dai soliti siti complottisti o che si fregiano di rappresentare l’unica verità alternativa (o di controinformazione) ai mezzi di informazione “classici”.
In questo caso il significato della mappa viene completamente stravolto (alla faccia dell’unica verità e dell’informazione/controinformazione alternativa) e mostrata come se fosse una cartina della radioattività che si è sprigionata dalla centrale di Fukushima inquinando tutto l’Oceano Pacifico.
Cosa singolare e comune a tutti questi siti, la didascalia che, come scrivevo, è sovrapposta e non a margine della mappa, è stata deliberatamente cancellata (anche qui in nome di quale verità o di informazione/controinformazione alternativa non è ben chiaro). Siamo, quindi, di fronte ad un chiaro esempio di deliberata e voluta disinformazione.

Tra i numerosissimi siti che hanno manipolato la notizia, ne riporto solo alcuni tra cui (in Italia)












In più, ecco alcuni siti esteri:





  • Sito di World Mysteries (la didascalia della mappa del NOOA spiega che That picture is worth 10,000 words, if you know what you are looking at.  That’s radioactive iodine. (Questa foto è più significativa di 10.000 parole, se tu sai cosa stai guardando. Questa è la radioattività dello iodio) http://blog.world-mysteries.com/science/famous-nuclear-disasters-fukushima/








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Fukushima: la situazione fotografata dalle sei commissioni d'inchiesta (febbraio 2014)

Su Fukushima e le sue conseguenze si è scritto e si continua a scrivere molto. Esperti, alcuni reali, altri presunti o che si presentano come tali, continuano ad inondarci di dati spesso contrastanti l’uno con l’altro, a seconda della tesi che si vuole sostenere, spaesando il lettore medio.
La verità su ciò che sta accadendo a Fukushima ha miriadi di sfaccettature e prenderle tutte in considerazione per disegnare un quadro il più possibile oggettivo e coerente è un’impresa impossibile a farsi.
Per cercare di tracciare una visione d’insieme (ma pur sempre parziale e non esaustiva) di ciò che è oggi la situazione attorno alla zona interessata al disastro, abbiamo cercato di sintetizzare i resoconti, pubblicati di recente, delle uniche sei commissioni d’inchiesta ufficiali che hanno svolto indagini approfondite sull’incidente accaduto nel marzo 2011 alla centrale di Fukushima Daiichi 1.
Pur non riuscendo a chiarire al di fuori di ogni ragionevole dubbio ciò che è accaduto a Fukushima, le relazioni delle squadre scientifiche hanno evidenziato la drammatica condizione in cui versa la centrale ipotizzando disastrose conseguenze nel caso i tecnici non riescano a risolvere i problemi che stanno mettendo a rischio la salute di centinaia di migliaia di giapponesi.
  • La centrale di Fukushima Daiichi
Per inquadrare la situazione occorre fare un salto indietro, sino a quel fatidico 11 marzo 2011, quando un terremoto di magnitudo 9.0, seguito da uno tsunami, ha colpito le regioni settentrionali della costa pacifica giapponese ed in particolare le prefetture di Miyagi e di Fukushima. In quest’ultima provincia sorgono due centrali nucleari, Fukushima Daiichi e Fukushima Daini (Fukushima Uno e Fukushima Due) con un potenziale di produzione energetica totale pari a 9,1 GW (4,7 GW per Fukushima Daiichi e 4,4 GW per Fukushima Daini).
I danni maggiori sono occorsi alla prima centrale, alimentata da sei reattori (Unità-1, 2, 3, 4, 5, 6), tutti costruiti negli anni Settanta, quattro dei quali hanno subito danni tali da indurre il governo a far evacuare 150.000 persone lungo una lingua di terra che penetra verso l’entroterra per circa trenta chilometri.
Cinque dei sei reattori di Fukushima Daiichi utilizzano come combustibile nucleare pellets di ossido di uranio contenuti in barre di zirconio lunghe 3,7 metri, mentre il reattore numero 3 è alimentato con il cosiddetto MOX (combustibile ad ossidi misti), in cui l’uranio 235 è miscelato con altri materiali fissili, tra cui il plutonio.
La temperatura all’interno del reattore è mantenuta bassa dall’acqua di raffreddamento, ma una volta che la temperatura del combustibile raggiunge i 1.200°C, lo zirconio reagisce con il vapore acqueo dissociando la molecola dell’acqua in idrogeno e ossigeno. Se l’idrogeno raggiungesse una concentrazione minima del 4%, sussisterebbe il rischio che si formi un’atmosfera infiammabile, con possibilità di esplosione. Questo è quanto si suppone sia accaduto nei reattori 1,2 e 3.
  • Cosa è accaduto a Fukushima l’11 marzo 2011?
Sino ad oggi era dato come assodato che fosse stata unicamente l’onda dello tsunami a provocare il black-out dei generatori che pompavano l’acqua di raffreddamento nei reattori. La commissione NAIIC, formata da un gruppo di esperti guidati dal professor Kurokawa, della Tokyo University, ha, invece, ipotizzato che, almeno un generatore, si sia fermato a causa del terremoto, il quale avrebbe causato la rottura del condotto dell’acqua e la conseguente interruzione del raffreddamento dell’Unità-1.
L’ipotesi sarebbe avvalorata da un’attenta valutazione della tempistica dell’incidente e dal fatto che il movimento tellurico, oltre ad essere stato violentissimo, avrebbe avuto una durata di 180 secondi, sottoponendo l’impianto a sollecitazioni di intensità almeno doppia rispetto a quelle per cui era stato strutturato.
La tecnica di indagine della NAIIC (o Kokkai Jokoko) si basa sul fatto che i generatori diesel si sarebbero fermati, secondo le registrazioni TEPCO, la compagnia elettrica che gestiva la centrale, alle 15.35 nel Sistema A dell’Unità-1, alle 15.37 nel Sistema B dell’Unità-1 e alle 15.38 nei Sistemi A e B nell’Unità-3. Sempre secondo la TEPCO, la prima onda anomala, alta 4 metri, avrebbe raggiunto l’impianto alle 15.27, mentre la seconda, che avrebbe causato il black-out dei generatori superando la barriera di protezione di 7,5 metri, sarebbe giunta alle 15.35.
In realtà la Kokkai Jikoko avrebbe appurato che all’orario indicato dalla TEPCO, le onde erano ancora a 1,5 chilometri dalla costa ed avrebbero impiegato altri 2-2,5 minuti per raggiungere la centrale e qualche decina di secondi in più per inondarla.
La valutazione, che ha un suo punto debole nel fatto di basarsi su tempistiche non certe (si parla di discrepanze di pochi minuti), giustificherebbe, però, il fatto che la fusione del reattore dell’Unità-1 sia avvenuta prima e più velocemente degli altri reattori.
Quel che è certo è che il combustibile ha fuso il cuore del reattore per penetrare sino alla pavimentazione del contenitore secondario. Nell’impossibilità di verificare lo status attuale della situazione, si presume che il combustibile nucleare abbia continuato a sprofondare nel pavimento (nessuno, però, può verificare simile ipotesi dato che le radiazioni all’interno dell’Unità-1 sono più del doppio rispetto a quelle dell’Unità-3)2.

Il telone di poliestere che ricopre il container dell’Unità-1 ha, sino ad oggi, impedito a gran parte delle radiazioni, di fuoriuscire all’aria, ma nelle prossime settimane il telo dovrà essere rimosso per permettere la rimozione dei detriti e la TEPCO ha fatto sapere che solo nel 2017 l’edificio verrà di nuovo isolato. Nel frattempo è logico prevedere che l’area attorno al contenitore subirà un notevole aumento di livelli di radioattività.
  • Cosa sta avvenendo a Fukushima?
Per mantenere stabilmente basse le temperature dei reattori 1-2-3, viene continuamente immessa acqua di raffreddamento addizionata a boro (il boro serve come assorbitore di neutroni che si sprigionano dalla reazione nucleare). Il liquido, dopo essere passato nei reattori, viene raccolto e fatto passare attraverso filtri che trattengono alcuni dei composti radioattivi di cui è inquinata. Recentemente, la TEPCO ha iniziato un test sperimentale, chiamato ALPS, che consentirebbe di rimuovere 63 radionuclidi, tra cui il trizio, ma non altri prodotti di fissione come il cesio, lo stronzio, l’uranio ed il plutonio che continuano, così, ad essere dispersi nell’aria e nel mare.
Dopo questo passaggio, l’acqua è pronta per essere rimessa nel circuito di raffreddamento. Le numerose falle dell’impianto idraulico, lungo in totale 4 chilometri, causano, però, perdite che i tecnici non sono ancora riusciti ad identificare. L’acqua che si disperde impregna il terreno sottostante rammollendolo e destabilizzando le fondamenta degli edifici.
L’unità che più preoccupa i tecnici è la numero 4 che, all’epoca dell’incidente era ferma per permettere la sostituzione del combustibile nucleare. Tutte le barre erano state rimosse e stoccate nella piscina del combustibile spento, dove ancora oggi giacciono 1.331 barre di combustibile esaurito e 204 barre di combustibile non ancora utilizzato. Il 15 marzo 2011 l’Unità-4 ha subito un’esplosione lasciando le barre di combustibile nella piscina di stoccaggio esposte all’aria. Non è ancora nota la causa dello scoppio, dato che l’Unità-4 non era in funzione, ma le commissioni ipotizzano un flusso anomalo d’idrogeno arrivato nell’edificio attraverso il condotto collegato all’Unità-3. Un eventuale crollo dell’edificio 4 con incendio del combustibile nucleare, rappresenterebbe lo scenario peggiore che possa capitare a Fukushima. Se questo dovesse accadere si dovrebbe provvedere all’evacuazione di 10 milioni di persone entro un raggio di 250 Km dalla centrale e la sospensione dei giochi Olimpici previsti per il 2010 a Tokyo. La radioattività totale rilasciata dall’Unità-4 è equivalente a quella di tutti e tre gli altri reattori.
Nonostante l’Unità-2 abbia subito meno danni degli altri edifici a causa del terremoto e dello tsunami, l’esplosione della vicina Unità-1 ha causato il crollo di una parte dell’edificio. Questo ha provocato una consistente fuoriuscita di elementi radioattivi, con punte anche quasi sette volte superiori a quelle dell’Unità-1 (72,9 Sv/h rilevata nel marzo 2013).
Con tali dosi ogni attività umana all’interno e nei pressi del reattore 2 è impossibile.
Quello che si sa di sicuro è che c’è una grossa perdita del liquido di raffreddamento pompato nel vessel del reattore. Tale perdita impedisce al reattore di raffreddarsi, così che la temperatura misurata alla base del vessel è superiore agli altri reattori (circa 39°C).
L’Unità-3 è l’edificio che, più di altri, ha subito danni a causa del black-out.
Per prevenire esplosioni la TEPCO, immediatamente dopo l’accaduto incidente, ha aperto le valvole di scarico del reattore due volte, senza però poter evitare l’accumulo della pressione a causa dell’idrogeno formatisi. Il contenitore primario è scoppiato sette ore dopo il secondo spurgo.
L’esplosione è stata molto più violenta rispetto a quelle avvenute negli altri due reattori, tanto che i detriti scagliati dall’Unità-3 sono stati ritrovati anche presso l’Unità-5.
La veemenza dello scoppio è stata tale da indurre l’esperto nucleare Arnie Gundersen ad ipotizzare che ci sia stata una mini-esplosione nucleare. Non c’è modo di verificare l’ipotesi di Gundersen (solo nel 2015, quando potranno essere ispezionate le barre di combustibile si avranno risposte a queste teorie), ma l’intensità dell’esplosione potrebbe far pensare che qualcosa di simile possa essere avvenuto.
  • Le radiazioni e le perdite di acqua
Le sei commissioni d’inchiesta concordano che le falle nei condotti di raffreddamento hanno causato la dispersione di radioattività nell’ambiente pari a 276 PBq per il Cesio-137 (una quantità pari al 40% della radioattività potenziale contenuta nei reattori) e a 23-33 PBq per lo Stronzio-90 (pari al 4,4-6,3% della radioattività potenziale contenuta nei reattori)3 (valori stimati al novembre 2012).
Sebbene sia in diminuzione, il rilascio di radioattività nelle acqua dell’oceano continua. Se nell’estate 2011 il rilascio medio del Cesio-137 era di 93 GBq al giorno, nell’estate 2012 era sceso a 8,1 GBq al giorno.
Il problema maggiore è rappresentato dalla quantità di acqua di raffreddamento immessa nelle Unità 1, 2 e 3: 400 tonnellate al giorno. Non potendo scaricarla a causa dell’alta radioattività in essa contenuta, la TEPCO ha approntato dei serbatoi di stoccaggio che, al maggio 2013, ne contenevano 380.000 tonnellate con un contenuto totale di Cesio-137 pari a 2,5 volte quello rilasciato dall’incidente di Cernobyl. Al ritmo attuale si stima che, entro il 2015, l’acqua immagazzinata nei contenitori salirà a 600.000 tonnellate.
Per far fronte alle perdite d’acqua, la Kajima Co, la stessa ditta che ha costruito i reattori nucleari della centrale e specializzata anche nel sigillare le infiltrazioni d’acqua delle falde presenti nelle miniere e nelle metropolitane, avrebbe proposto la costruzione di una tundra artificiale che consisterebbe in contenitori immersi per 20-30 metri nel terreno, in cui verrebbe fatto passare liquido criogenico (presumibilmente azoto), che gelerebbe il terreno circostante imbrigliando l’acqua. Il sistema, ammesso che funzioni, sarebbe dispendioso perché comporterebbe un assorbimento enorme di energia al fine di poter mantenere il terreno a temperatura ben al di sotto dello zero termico, per almeno dieci anni.
  • La gente d Fukushima
Al marzo 2013, alla centrale di Fukushima Daiichi sono stati impiegati 26.942 lavoratori di cui 3.710 della TEPCO e 23.232 dipendenti di ditte appaltatrici. Di questi, almeno 167 sono stati contaminati: 9 hanno mostrato livelli di radioattività superiori a 200 mSv in 2 anni, il restante ha assorbito radioattività tra i 100 ed i 200 mSv in 2 anni.
L’80% del personale ha ricevuto dosi di radiazioni inferiori ai 20 mSv in 2 anni (i limiti di esposizione sono fissati a 100 mSv per 5 anni ed un massimo di 50 mSv per un anno di attività).
I livelli di radioattività, in raggi gamma, entro i confini del sito nucleare di Fukushima Daiichi, è, oggi, compreso tra 0,9 e 7,8 mSv/anno.
Il governo giapponese ha classificato 101 municipalità in 8 prefetture all’interno della Scheduled Contamination Survey Zione (SCSZ), un’area i cui livelli di radioattività sono compresi tra 1-20 mSv/anno,
Altre 11 municipalità rientrano, invece, nella Special Contamitation Zone (SCZ), una zona di 235 Km2 i cui livelli di radioattività sono maggiori di 20 mSv/anno.
Al luglio 2013 il 5% della SCSZ ed il 4% della SCZ è stata decontaminata.
150.000 persone sono state evacuate in totale e di queste 130.000 sono state inserite nel programma di compensazione per i danni ricevuti.


Note

1 – Le commissioni d’inchiesta ed i rispettivi rapporti sono:
  1. K. Ohmae, “The Last Conditions of Reboot: Final Report of the Investigation Project of the Fukushima Daiichi Accident”, Shogakkan Publisher, 2012
  2. Rebuilt Japan Initiative Foundation (RJIF), presieduta dal professor K. Kitazawa, ex presidente della Japan Science and Technology Agency (JST), “The Independent Investigation Commission on the Fukushima Nuclear Accident, Investigation Report”, 1 March 2012.
  3. TEPCO, “Fukushima Nuclear Accident Investigation Report”, 2012
  4. National Diet of Japan Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission (NAIIC), o “Kokkai Jikocho”, presieduta dal professore Emerito K. Kurokawa della Tokyo University. NAIIC, “The Official Report of the Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission”, The National Diet of Japan, 5 July 2012
  5. Investigation Committee of the Accident at Fukushima Nuclear Power Stations of Tokyo Electric Power Company (ICANPS) o “Seifu Jikocho”, presieduta dal professore Emerito Y. Hatamura dell’Università of Tokyo, 23 July 2012
  6. Fukushima Nuclear Accident Independent Investigation Commission by Atomic Energy Society of Japan, fine 2013


2 – La situazione dei reattori di Fukushima al luglio 2013

Potenza (MW)
Numero barre di combustibile
Livelli di radiazioni (mSv/h)
Acqua radioattiva (tons)
Unità-1
460
400
23-11.100
13.900
Unità-2
784
548
5-72.900
22.800
Unità-3
460
400 (32 MOX)
10-4.780
20.900
Unità-4
460
400
0,1-0,6
15.900


3 - 1 PBq = 1 petabecquerel o 1 milione di miliardi di becquerels o 105 disintegrazioni al secondo


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Fukushima: le unità di misura della radioattività

Sievert, millisievert, becquerel, rem, gray… In questi mesi abbiamo sentito avvicendarsi in modo caotico e, spesso, senza alcun nesso, queste sigle con cui si misurano, in modi differenti, le radiazioni.
Parlare di 10 miliardi di becquerel e, subito dopo di 0,2 microsievert, per poi passare ai rem è un modo subdolo per creare confusione ad hoc nella mente di chi legge per indirizzarla verso le proprie tesi.
Ma cosa significano tutte queste sigle e, soprattutto, le loro grandezze rappresentano tutte la stessa pericolosità? Ovviamente no. Ed ecco una breve guida su come orientarsi nel caos delle unità di misura della radioattività.
Le radiazioni possono danneggiare le nostre cellule ed i legami chimici del DNA. Naturalmente la pericolosità di ogni elemento dipende dalla quantità e qualità di radiazioni emesse che, a loro volta, dipendono dalla quantità di materiale.
Il becquerel esprime la quantità di radiazioni generiche emesse da una sostanza. Affermare che una data quantità di materiale ha una radioattività di 31 Bq significa che in un secondo si sono conteggiati 31 decadimenti su quel determinato quantitativo. In genere il becquerel viene indicato per esprimere la quantità di contaminazione radioattiva contenuta nel cibo o nell’acqua (in questo caso si parla di bq/kg, bq/g, bq/l, bq/cm3).
Questo, però, indica poco o nulla sulla pericolosità che queste radiazioni possono avere sul nostro corpo perché non specifica di quale tipo esse siano. Un conto è avere un elemento che ha un certo livello di becquerel con emissioni alfa, un altro è avere un elemento che emette la stessa quantità di becquerel, ma con emissioni gamma.
Per questo non è possibile fare alcun termine di paragone tra becquerel e sievert.
Inoltre, cosa che crea ancora più confusione nei resoconti mediatici, le unità di misura dei becquerel possono riferirsi ad unità di peso o volume, quindi in grammi, chili, tonnellate, litri, metri cubi, differenziando anche di un fattore mille per una stesso quantitativo di radioattività.
Per indicare la quantità di radiazioni assorbite dal nostro corpo (la “dose assorbita”) si utilizza il gray, misurato in joule/chilogrammo. Qui ci avviciniamo maggiormente a quella che può essere definita la pericolosità intrinseca di una sostanza, ma ancora siamo distanti dal definire la potenziale tossicità sul nostro corpo perché, ancora una volta, il gray non ci indica la qualità delle radiazioni. Per questo è stato introdotto un fattore di correzione: 1 per le radiazioni gamma e 20 per le radiazioni alfa, ottenendo quella che si chiama “dose equivalente”, espressa in sievert. E’ questa che dà un’idea degli effetti dannosi che una sostanza può provocare sull’organismo.
Dato che il sievert è un’unità di misura troppo grande, si utilizzano i suoi sottomultipli (millisievert o microsievert, rispettivamente 1/1000 sievert e 1/100000 sievert).
Altre unità di misura che si sono incontrate sulle pagine della stampa internazionale sono i rad (radon) e i rem, le cui equivalenze con i sieverts e i grays sono riportate qui sotto.


1 gray (Gy) = 100 rad
1 sievert (Sv) = 1.000 millisieverts (mSv)
1 mSv = 1.000 microsieverts (μSv)
1 sievert = 100 rem
1 rem = 1.000 millirem
1 rem = 0,01 Sv = 10.000 mSv



Alcune dosi di radiazioni assorbite:

Dose radiazioni media naturale del terreno assorbita da un italiano: 3 mSv/anno

Mammografia: 3 mSv

TAC completa: 10 mSv

Dose radiazioni assorbite da un equipaggio aereo: 20 mSv/anno

Dose massima di radiazioni che possono assorbire lavoratori nelle centrali nucleari in USA: 50 mSv

Dose assorbita dagli astronauti per ogni missione spaziale dello Space Shuttle: 250 mSv

Dose letale per il 50% della popolazione esposta: 4.000 mSv (4 Sv)

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Fukushima: come avviene la fissione nucleare

Tutto ciò che ci circonda, noi compresi, è formato da atomi, minuscole particelle di materia e energia costituite, a loro volta, da elettroni che ruotano attorno ad un nucleo.
Il nucleo è formato da protoni, con carica positiva, e neutroni che, come indica la parola stessa, hanno una carica neutra. Quando la carica positiva del nucleo è neutralizzata da un’uguale carica negativa data dagli elettroni, l’atomo è stabile.
I singoli elementi della natura (dall’idrogeno, all’ossigeno, dall’oro al ferro), differiscono tra loro esclusivamente in base al numero di elettroni e protoni che hanno i loro atomi (in termini scientifici questo numero si definisce Numero Atomico). Ad esempio, quando diciamo che l’oro ha un Numero Atomico di 79, significa che il suo atomo ha 79 protoni e 79 elettroni. Aggiungendo un protone ed un elettrone in più all’atomo dell’oro otterremmo un atomo di mercurio, che ha Numero Atomico 80; togliendo, invece, un protone ed un elettrone otterremmo un atomo di Platino (Numero Atomico 78).
Vi sono, però, elementi che mantenendo lo stesso Numero Atomico, hanno un numero di neutroni differente. In questo caso di parlerà di isotopi che si differenziano tra loro dal Numero di Massa, dalla somma cioè di protoni e neutroni.
L’Uranio ha nove tipi di isotopi; pur mantenendo fisso il suo Numero Atomico (92), i neutroni variano da un minimo di 140 ad un massimo di 148.
L’isotopo necessario per la fissione nucleare (la reazione che avviene nei reattori delle centrali nucleari) è l’Uranio 235 (in termini chimici viene scritto come 92U235 dove 92 è il numero di protoni e 235 è la somma del numero di protoni e neutroni). In natura l’Uranio scavato nelle miniere è formato per il 99,3% dall’isotopo 238 e solo per lo 0,7% dall’isotopo 235. E’ per questo che, per poter utilizzarlo al massimo dell’efficienza, l’Uranio prima di entrare in un reattore nucleare deve essere trattato attraverso un procedimento che si chiama “arricchimento”. Il processo di arricchimento può portare la percentuale di Uranio 235 al 3-4% della miscela fino ad un massimo del 90%.
A questo punto l’Uranio arricchito (miscela U238+U235) può venire utilizzato per le reazioni di fissione.
Questa non è altro che un bombardamento di un atomo di U235 con un neutrone che forma un isotopo di Uranio 236 altamente instabile che si scinde immediatamente in due elementi più stabili (generalmente Krypton e Bario o Xeno e Stronzio) liberando tre neutroni che vanno a continuare la reazione colpendo altri atomi di U235. Ogni fissione produce alta quantità di energia.
Per controllare che la reazione a catena non divenga troppo dirompente, nel reattore si inseriscono delle barre assorbitrici, sostanze come Boro o Cadmio che assorbono parte dei neutroni causati dalla fissione impedendo loro di andare a colpire altri atomi di Uranio.

L’energia liberata dalla fissione nucleare è altissima: la scissione di un solo grammo di U235 puro (equivalente a 30-20 grammi di miscela di Uranio arricchito al 3-4%) equivale all’energia emessa da 2 tonnellate di petrolio o da 2,9 tonnellate di carbone

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Fukushima: cosa è la radioattività

La radioattività è il un processo mediante il quale gli isotopi instabili tendono a stabilizzarsi cedendo particelle energetiche. Sono queste particelle ad alto contenuto energetico che vengono chiamate radiazioni. Tutti noi siamo costantemente sottoposti a radiazioni naturali o prodotte dall’uomo. A seconda in che parte del mondo ci troviamo assorbiamo ogni anno tra 1 e 12 milliSievert (mSv) di radiazioni ionizzanti naturali (in Italia la dose media è di 3 mSv/anno). Questa dose aumenta ogni volta che guardiamo la televisione, scriviamo al computer, parliamo al telefonino, mangiamo qualsiasi alimento (anche quelli biologici). Se poi ci sottoponiamo ad esami medici che necessitano particolari cicli terapeutici, le radiazioni che assorbiamo aumentano ulteriormente. Insomma, il nostro corpo non può evitare di essere sottoposto, ogni secondo, alle radiazioni.
In genere, però, le radiazioni naturali non hanno alcun effetto sulle nostre cellule o, tuttalpiù, possono essere riparate dalle cellule stesse. Il pericolo avviene quando l’energia delle particelle radioattive è elevata a tal punto da “ferire” la cellula senza che questa riesca a curarsi. In questo caso può continuare a vivere rischiando però di infettare altre cellule, oppure morire. Perché una cellula muoia occorre che la quantità di energia somministrata sia intensa e di breve durata: è il caso peggiore.
Le radiazioni emesse dai reattori nucleari sono di tre tipi:
  1. Particelle alfa
  2. Particelle beta
  3. Particelle gamma
Le particelle alfa sono formate da due protoni e due neutroni. Dotate di bassa energia, posso essere fermate da un semplice foglio di carta.
Le particelle beta sono elettroni. Hanno energia superiore alle particelle alfa, ma non sufficiente da penetrare a fondo nella pelle (sono fermate da fogli di alluminio spessi pochi millimetri). Possono percorrere solo pochi metri nell’aria.
Le particelle gamma sono onde elettromagnetiche simili ai raggi X, quindi dotate di alta energia. Per fermarle occorrono materiali ad alta densità, come il piombo. Nell’aria possono percorrere anche diverse centinaia di metri prima di perdere la loro carica energetica. Al contrario delle particelle alfa e beta, che sono corpuscolari, le particelle gamma sono molto simili ai fotoni della luce (da cui variano solamente per avere una lunghezza d’onda minore). Generalmente, l’emissione delle radiazioni gamma è accompagnata da quelle alfa e beta.
Vi è, infine, un quarto tipo di radiazione, formato da neutroni. Sono particelle ad altissima energia che sono fermate da spessi strati di cemento e di acqua.
Il tempo in cui un radioisotopo si trasforma in un altro elemento più stabile, emettendo i tipi di radiazioni di cui sopra, è chiamato “tempo di dimezzamento” o “emivita”.
L’emivita è il tempo che un elemento necessita per trasformate metà della sua quantità in un altro elemento. Ad esempio l’Uranio 238 ha un tempo di dimezzamento di 4,5 miliardi di anni. Questo significa in questo lasso di tempo su un Kg di Uranio 238, 500 grammi si saranno trasformati in un altro elemento. Passati altri 4,5 miliardi di anni, altri 250 grammi si saranno trasformati e così via.
Naturalmente, più un isotopo è instabile, più basso sarà il suo tempo di dimezzamento, e quindi più pericolose saranno le radiazioni emesse.
Lo Iodio 131, ad esempio, ha un’emivita di soli otto giorni, ma, emettendo radiazioni gamma e beta, il suo livello di pericolosità è notevolmente alto.

Infine non è detto che, una volta completata la trasformazione, l’isotopo risultante sia stabile. Può invece essere che il radionuclide sia anch’esso radioattivo e proceda verso una successiva stabilizzazione continuando ad emettere energia.

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Fukushima: Reportage IV - (Settembre 2013)



Mentre la situazione nella centrale di Fukushima peggiora sempre più rischiando di trasformare il sito in un generatore nucleare a cielo aperto, c’è gente che non si arrende e continua a mantenere viva la speranza di poter tornare a vivere nelle aree oggi contaminate. Come il contadino che ha chiesto l’aiuto del Centro di Volontariato per la Ricostruzione di Minamisoma per ripulire dalle sterpaglie il campo della sua casa, situata nella Zona ad Esclusione Parziale, dove è possibile entrare, ma non coltivare e risiedere permanentemente. «Tutti sappiamo che è un lavoro inutile: questa generazione difficilmente potrà rientrare in possesso delle loro abitazioni» ci confida un coordinatore del centro, che conclude: «Il nostro è principalmente un aiuto psicologico verso chi non si rassegna ad aver perso tutto ciò che aveva». Ancora oggi circa centocinquantamila persone evacuate dalla zona radioattiva vivono nelle cosiddette case temporanee, alloggi di fortuna ricavati da container dove, in pochi metri quadrati, risiedono più famiglie. «La temporaneità si protrarrà ancora per anni» spiega un abitante di uno di questi centri: «I più anziani si sono rassegnati a morire qui, i più giovani tentano di andarsene in altre province in cerca di nuove prospettive». Eppure, pur tra mille difficoltà, l’indomito spirito giapponese continua a prevalere: appositi comitati organizzano feste, incontri, dibattiti che riescono, almeno per qualche ora, ad allentare la tensione che, inevitabilmente, si viene a creare tra le varie famiglie. «La maggior parte della popolazione viveva in grandi fattorie ed i rapporti erano diluiti dalle distese di campi e prati; è inevitabile che, quando lo spazio attorno a te si restringe e sei obbligato a convivere a stretto contatto con altre famiglie, si creino degli attriti, a volte anche aspri». Percorrendo le anguste vallate che dalla costa si dirigono verso l’interno del paese, diviene chiaro come la topografia del terreno, assieme alle correnti atmosferiche, abbiano incanalato la radioattività che fuoriesce dai reattori danneggiati lungo una lingua che si protende per una trentina di chilometri verso nordovest.  Spesso, quindi, incontriamo centri che hanno passato indenni la prova del terremoto e dello tsunami, ma che sono stati investiti dall’ondata invisibile dei radionuclidi. Villaggi perfettamente intatti, ma desolatamente abbandonati dai loro abitanti. Iitate è divenuto uno dei paesi simbolo di questo abbandono: i terreni dove pascolavano mucche, la cui carne era considerata una prelibatezza, oggi ospitano mandrie di ruspe che raspano la superficie sino a venti centimetri di profondità con l’intento di eliminare il Cesio 137 rilasciato dal fallout nucleare. Tonnellate di metri cubi di suolo contaminato sono poi stoccati in sacchi neri numerati singolarmente, in attesa di trovare una soluzione per purificarlo. Nelle campagne attorno alla città di Fukushima, le autorità hanno optato per una soluzione differente, come spiega Sachiko Goto: «il basso livello di radioattività registrato ha consentito di raschiare “solo” i dieci centimetri superficiali delle aree antistanti i luoghi pubblici (scuole, ospedali, ndr). Il suolo è stato poi sotterrato e ricoperto con terreno non contaminato». Quanto efficace sia questa soluzione sono in molti a dubitarne: le radici delle piante e lo smottamento naturale del terreno rischiano di riportare in superficie la parte inquinata. Sachiko, però, rassicura sulla sicurezza dell’operazione. Lei gestisce un’azienda famigliare di frutta e le sue pesche, coltivate secondo rigorosi criteri biologici, sono tra le più apprezzate della zona. L’incidente di Fukushima, però, ha messo a repentaglio la sua attività così come quella di altri agricoltori. «Molti hanno registrato un calo di vendite anche del 40%» lamenta Sachiko, «Noi, avendo optato da sempre per la vendita diretta a privati, abbiamo subito una contrazione del 20%». Per rassicurare i consumatori, ad un campione di ogni raccolto viene controllato il Cesio; una prassi laboriosa, ma che è divenuta comune tra tutte le aziende colpite dalla nube della centrale.
La recente disposizione della prefettura di Fukushima, di compensare in parte le perdite dovute alla nube radioattiva, ha permesso ad alcune attività di risollevarsi, anche se per molte è già troppo tardi. «Alcuni se ne sono andati, altri hanno cercato un altro lavoro» afferma Yasuhiko Niida, presidente della Kinpou, dal 1711 una delle più antiche aziende produttrici di sake del Giappone.
Nonostante la società di Niida si trovi nella provincia di Koriyama, ad una sessantina di chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, i venti che soffiano costantemente dal mare hanno trasportato fin qui notevoli quantità di isotopi radioattivi. Il 2011 era un anno importante per la Kinpou: «Per commemorare i trecento anni di vita avevamo organizzato una fitta serie di eventi. Doveva essere un trampolino di lancio per un nuovo sviluppo, invece l’incidente di Fukushima ci ha messi in ginocchio». La tenacia di Yasuhiko, assieme al senso del dovere verso i suoi antenati, lo hanno convinto ad affrontare le difficoltà. E le ha sconfitte. Non solo è riuscito a mantenere in vita l’impresa famigliare, ma non ha licenziato nessuno dei suoi venti dipendenti. «Ciò che ci ha permesso di sopravvivere è stata la qualità. Il nostro sake è uno dei pochi in Giappone ad essere prodotto al 100% con riso e, per di più, biologico». I premi vinti nei concorsi nazionali testimoniano le affermazioni di Niida, che ha un ultimo sogno da realizzare: «Convincere, entro il 2025, quando compirò sessant’anni, tutti i contadini della zona a coltivare riso biologico».
Meno ambizioso, ma altrettanto edificante, è il progetto di Shigeki Oota, un giovane agricoltore che, abbandonata una promettente carriera a Tokyo, si è trasferito nello sperduto villaggio di Hippo, nella prefettura di Miyagi. Nonostante non siamo nella provincia di Fukushima, gli ioni radioattivi hanno raggiunto anche questa vallata abitata da piccoli contadini che coltivano riso lungo le irte pendici dei monti. Un lavoro duro, fatto per lo più a mano, senza l’ausilio di  macchinari, che hanno temprato il carattere degli abitanti. E’ anche per questo che le divergenze che hanno diviso la comunità di Hippo, si sono trasformate in aperti conflitti. «Eravamo circa tremila persone, molte delle quali arrivate qui da pochi anni, attirate dalla tranquillità e dalla bellezza della zona. Ora ne sono rimaste settecento» ci spiega Miko Iwasa, moglie di Shigeki e figlia di un noto regista di documentari a sfondo sociale. L’arrivo della nube radioattiva ha portato con sé anche i dissapori tra una generazione di trentenni-quarantenni antinuclearisti ed una più anziana, composta essenzialmente da gente nata nel posto, che voleva evitare di sollevare il problema radioattività. «Avevano timore che ammettere di avere un problema nucleare, avrebbe compromesso la loro attività allontanando i consumatori» spiega Miko. I contrasti si sono aggravati a tal punto che hanno indotto molti dei nuovi arrivati ad andarsene. Ma gli Oota, assieme ai loro quattro figli, hanno deciso di restare continuando a produrre miso, la salsa agrodolce utilizzata per insaporire la verdura. Ed alla fine la loro tenacia è stata premiata: «Ci si è semplicemente resi conto che un monitoraggio continuo della radioattività non significa automaticamente che i nostri prodotti siano contaminati. E’ un’assicurazione che garantiamo ai consumatori ed a noi stessi» conclude Shigeki.
Cambiamo direzione e ci dirigiamo verso la costa restando nella prefettura di Miyagi fino a raggiungere Ishinomaki, il grosso centro peschereccio completamente distrutto dallo tsunami del 2011. Lo sversamento in mare di acqua radioattiva ha indotto i compratori di Tokyo a cambiare fornitori dirigendosi ad Hokkaido e mettendo in ginocchio l’intera industria marinara del porto. «Per due anni e mezzo i governi che si sono succeduti a Tokyo hanno rimandato ogni decisione riguardo la soluzione del problema di Fukushima. Siamo stanchi» dice un pescatore. Proprio questo immobilismo, che il governo di Shinzo Abe ha imputato alla divisione delle camere, una a maggioranza democratica e l’altra a maggioranza liberaldemocratica, ha indotto, nelle elezioni di luglio, gli elettori a votare in blocco per il Partito Liberaldemocratico, favorevole alla scelta energetica nucleare. Ora Shinzo Abe non ha più nessuna scusa per rimandare le sue decisioni.


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