Non dimenticare la storia


Als die Nazis die Kommunisten holten, habe ich geschwiegen;
ich war ja kein Kommunist.
Als sie die Sozialdemokraten einsperrten, habe ich geschwiegen;

ich war ja kein Sozialdemokrat.
Als sie die Gewerkschafter holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Gewerkschafter.
Als sie die Juden holten, habe ich nicht protestiert;

ich war ja kein Jude.
Als sie mich holten,
gab es keinen mehr, der protestierte.


Quando i nazisti vennero per i comunisti, io restai in silenzio;
non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici, rimasi in silenzio;
non ero un socialdemocratico.
Quando vennero per i sindacalisti, io non feci sentire la mia voce;
non ero un sindacalista.
Quando vennero per gli ebrei, non protestai;
non ero un ebreo.
Quando vennero per me, non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

(Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller; Lippstadt, 14 gennaio 1892 – Wiesbaden, 6 marzo 1984)



S-21 - Nella prigione di Pol Pot

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S-21; un romanzo storico, una narrazione viva e potente che porta il lettore in una struttura detentiva istituita dal regime degli Khmer Rossi, una prigione da cui pochi sono tornati, seppur segnati nel corpo e nello spirito, vivi.

IL CUSTODE DI TERRA SANTA - un colloquio con padre Pierbattista Pizzaballa

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La Disinformazione: la frase che Churchill non ha mai detto

"Then, what are we fighting for?" Churchill non ha mai detto questa frase nel contesto indicato

Circola sulla rete una frase attribuita nientepopodimeno che a Winston Churchill, il quale, ad una proposta di diminuire il budget destinato all'arte ed alla cultura per far fronte alle sempre maggiori spese militari in tempo di guerra, avrebbe risposto: "E allora, per cosa stiamo combattendo?"

Il Churchill Center, contattato dal sottoscritto, conferma che lo statista britannico non ha mai proferito tale frase, almeno così come indicata nel contesto che sta circolando sui social media.

Lo stesso centro afferma che la frase "What are we fighting for?" (senza il "Then"), è stata detta sì, da Churchill, il 30 marzo 1940, ma in un contesto del tutto differente, e per di più opposto, a quello indicato dai social media.
Lo stesso Churchill Center mi ha spedito l'esatta frase, pubblicata nel suo periodico:

"In making an army, three elements are
necessary—men, weapons and money.
There must also be time....
What are we fighting for? If we left off
fighting you would soon find out."
(Finest Hour, Journal of the Churchill Center and Society, Winter 1998-99 n. 101, p. 59)



Anche il principale biografo contemporaneo di Winston Churchill, Richard M. Langworth, afferma che il premier britannico non ha mai pronunciato tale frase.

Infine, la figlia stessa di Churchill, lady Soames, indica che la circostanza più simile a cui si può far risalire la frase "Then, what are we fighting for?" è la seguente (che, come si può leggere, è del tutto differente da quella riportata dai social media):

"1 June 1940 Colville Diary

The sec­ond mat­ter con­cerned evac­u­a­tion in the event of inva­sion, or even before inva­sion.
This had been raised in sev­eral forms. The For­eign Office had put for­ward a sug­ges­tion to pre­pare to evac­u­ate the Royal Fam­ily, and also the Gov­ern­ment, to “some part of the Over­seas Empire, where the war would con­tinue to be waged.” When [Desmond] Mor­ton passed on this request to Churchill, the Prime Min­is­ter answered: “I believe we shall make them rue the day they try to invade our island. No such dis­cus­sion can be permitted.”

At this same moment, the Direc­tor of the National Gallery, Ken­neth Clark, sug­gested that the paint­ings in the National Gallery should be sent from Lon­don to Canada. Churchill was like­wise against this sug­ges­tion, and emphat­i­cally so. “No,” he min­uted, “bury them in caves and cel­lars.
None must go. We are going to beat them.”



L'episodio mai accaduto che oggi viene riproposto dai siti, viene fatto risalire al 2008, quando il periodico newyorkese The Village Voice ha pubblicato un articolo con la bufala.
La fortuna della frase, però, è da attribuirsi all'attore, regista, sceneggiatore e produttore Kevin Spacey, che, in un'intervista televisiva, ha citato la frase.
La concisione della stessa ha permesso a Twitter di farla rimbalzare e i vari siti internet l'hanno poi ripresa senza verificarne l'accuratezza e la veridicità.


Copyright ©Piergiorgio Pescali


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